LA RAPSODIA DELL’URLO

“Guardati attorno. Secondo un sacco di coglioni siamo morti che camminano. Secondo altri dovevamo essere estinti già da un pezzo ma non lo siamo, attaccati alla sopravvivenza come scarafaggi. Ma il mondo non era così amico, era un posto in cui la musica volava dappertutto. E’ proprio in quella musica che puoi trovare il futuro. Vuoi restare un animale amico? O vuoi ricordare quello che gli uomini sono in grado di fare? Accendi quello stereo, accendi il motore. Preparati a cavalcare la musica amico. Oggi andiamo in battaglia, e lo faremo urlando a diecimila hendrixx, vomitando metallo e rotolando come fottute pietre!”
– Harry “Eisidisi”, assaltatore

“Ti piace? Non è stato facile tirarla su. Prima avevo una vecchia chitarra mezza scordata, buon suono ma andato.. io volevo la mia. Per il corpo ho usato questo vecchio portone di legno ancora non marcito, per il manico il pezzo di un caminetto in una vecchia villa che un sacco di gente aveva usato come bagno. Pickup, Ponte, tastiera… tutto montato da solo con materiali rimediati. Il tremolo è un raccordo per l’olio e il blocco l’ho fatto da un coltello. I segnatasti sono piccoli bottoni e per il circuito mi ha dato una mano il vecchio Jimi.
E’ stata una maledetta fatica però amico, quando suono con questa meraviglia tutto esce fuori. Tutta la rabbia, tutta la furia. In quel momento io volo sul vento e so di poter fare ogni cosa. So che questo fottuto mondo posso rialzarlo da solo. Che gli altri si godano l’inferno, io con la mia chitarra e qualcosa da fumare tocco il cielo.”
– Julius “Van Halen”, costruttore

“Il Mondo Andato non era il sogno di pace che tanti immaginano. Era un posto di rabbia, dove si viveva nelle strade e si combattevano guerre sotto gli occhi dei potenti. Siamo arrivati qui adesso, ma da quella musica e da quella che facciamo possiamo imparare tanto. Naaa… lascio agli altri ragazzi le loro chitarre, le loro musiche e le seghe che si tirano con un assolo. No, le parole sono importanti, le parole sono pallottole che volano sulla sabbia. Io non so chi fosse questo tizio, che hanno fatto alla sua gente, nè perché fosse così incazzato con il mondo.
Ma porcaputtana… in ogni sua parola vedo uno specchio della mia di rabbia per questo mondo fottuto. E’ come dice lui bello: se non hai qualcosa per cui vivere, trova qualcosa per cui morire”
– Kimberly “2Pac”

I Musicanti sono uno dei gruppi più bizzarri emersi fuori dalla confusione del Dopomondo. Per molti solo un ammasso di vagabondi con il pallino per la musica, che sia nuova o dei tempi passati; per altri invece sono dei guerrieri, che forgiano le loro coscienze con canti e urla. Ma comunque la pensino, una cosa hanno imparato i loro nemici: trovarsi contro una carica dei Musicanti, con il loro sound assordante sparato dagli amplificatori montati su furgoni blindati, con le loro urla inneggianti e l’esaltazione negli occhi, è un’esperienza terribile quanto letale.
Molti gruppi, bande o fazioni hanno cercato di avere la meglio su di loro; nel selvaggio Dopomondo c’è poco spazio per le passioni. Ma finora la Rapsodia ha conosciuto ben poche sconfitte in battaglia, dimostrando come i membri di questo gruppo non siano soltanto dei drogati innamorati di chitarre o vecchi registratori, ma degli avversari da tenere bene in conto.
Gli Avamposti conoscono e trattano con questo gruppo, sempre aperto ai commerci o allo scambio di materiale. A volte organizzano veri e propri concerti, scimmiottando quanto accadeva nel vecchio mondo andato, sperando così di accedere all’Olimpo dei migliori. Inoltre i membri di questo gruppo sono perfetti per commerciare vecchi registratori, dischi o strumenti sopravvissuti fino ad oggi. Ognuno di questi oggetti viene visto come una reliquia e i Musicanti possono passare giorni o mesi nel tentativo di far rivivere un vecchio strumento o riuscire ad ascoltare la melodia di un disco del passato.

NOMI: Musicanti, Figli del Sogno, Cantastorie, Divorati (dispregiativo)

STORIA
Da quando il mondo è finito gli strumenti musicali o i registratori funzionanti sono sempre stati motivo di vanto per i ricchi, inutili orpelli per chi è interessato solo alla propria sopravvivenza.
Poi un giorno, uno dei tanti sopravvissuti che si aggira per le Terre selvagge, trova un vecchio giradischi. Più per curiosità lo aziona e la musica che ne esce cambierà per sempre la sua vita. Attorno a Eddie “Ozzy” si fonda così un nuovo gruppo, non legato solo alla sopravvivenza, ma anche al recupero della musica del vecchio mondo. Musica spesso arrabbiata, adatta all’epoca di disperazione e follia in cui è scivolato il mondo.
Ultimamente sempre più Musicanti sono riusciti a riparare o costruire nuovi strumenti con i quali realizzano nuova musica e spesso la incidono. Che sia un riff solitario per una carica, una lenta ballata scritta da strafatto o il racconto epico di come la Rapsodia ha aiutato l’accampamento di Colle Nero a respingere i predoni, tutta la musica viene considerata sacra.

IDEALI
“Insomma avevo davanti questo vecchio giradischi, tutto polvere e sporcizia; non so di chi fosse quel sotterraneo ma era pieno zeppo di dischi e altri registratori. L’ho attaccato alla batteria, ti dico la verità… non volevo sentire musica, chi cazzo se ne frega di una registrazione, giusto? Volevo solo vedere se funzionava, in modo da poterlo scambiare magari con qualche tanica da qualche radfottuto mercante ladro; una volta ne avevo visto uno funzionare, ripeteva il discorso di qualche idiota… però mi ricordavo come si usava. Allora allungo la mano e prendo il primo disco che ho sottomano, uno con un capellone con la faccia da stronzo stampata sopra. Collego alla batteria e vedo il piatto che inizia a girare. Primo punto buono. Poi parte il disco e sento questo urlo enorme e senza senso…. Sono saltato di almeno un metro e il mio primo pensiero è stato ‘Ma che cazzo di coglionata….a bordo di cosa dovrei salire figlio di putt….’ E poi BUM! Neanche il tempo di finire il pensiero e parte la musica. Partono questi bassi pesanti, questa musica strana… sentivo ogni osso del mio corpo come se stesse per spaccarsi e non per il volume.. che era abbastanza basso.. ma per la musica! E mentre ero lì a cercare di montare un pensiero sono arrivate le parole.
Cazzo… che parole.
Chi cazzo era quello stronzo in copertina coi capelli lunghi? Come poteva scrivere certe parole se era vissuto prima di Dopomondo? Quelle parole mi hanno scavato dentro, era come se qualche fottuto figlio di puttana mi avesse aperto il cuore e ci avesse guardato dentro, tirando fuori tutta la rabbia, la follia e la paura di questo cazzo di mondo. Di questo parlava quella canzone, del mondo.

‘Millions of people living as foes
Maybe it’s not too late ‘

E parlava di me, parlava di quello che avevo dentro cazzo!

‘Mental wounds still screaming
Driving me insane
I’m going off the rails on a crazy train‘

Si! Porcaputtana ero proprio così in quel momento, stavo urlando dentro tutto quello che la musica mi tirava fuori.. ero un cazzo di blindotreno pazzo che deragliava.
Cazzo… da quel giorno ho capito che non sarei mai stato più lo stesso. E che niente poteva essere come prima ”
– Eddie“Ozzy”

“E così mi fanno sentire questa cassetta. Non era musica arrabbiata, non parlava di odio, di furia o di onore… cazzo non so nemmeno di che cazzo parla quella canzone, non ho mai capito la lingua. Ma quella voce… si alzava verso il cielo e io volavo con lei, come un uccello. Quella canzone sembrava dirmi solo una cosa ‘Ehi Kat! Questa musica ti entrerà dentro e ci resterà… e nessuno te la potrà portare via. Possono toglierti la macchina, il cibo, le armi, la libertà…. Ma questa non possono togliertela, così come le nuvole dove ti fa volare lontano da tutto’. Questo mi ripeteva il cervello mentre restavo immobile, con le lacrime che colavano sulla faccia e l’anima che gridava, sconvolta dal fatto che potesse esistere qualcosa di tanto bello.
Sulla cassetta c’era solo scritta una parola.
Callas.
Io non so se Callas è la tizia che canta, quello che ha fatto la musica o il nome della canzone. Non lo so e sinceramente non mi interessa… è qualcosa di così bello e puro che mi piace pensare non abbia bisogno di parole. E da allora io sono Callas, e sarò Callas per sempre.”
– Katrin “Callas”

L’ideale della Rapsodia è la musica.
La musica è l’unica cosa che, in questo maledetto mondo andato avanti, permette agli uomini di ricordare cosa significa essere un uomo. Attraverso una sorta di venerazione della musica i Cantastorie cercano di salvare i residuati del passato e usarli per canalizzare l’orrore che ogni sopravvissuto cela nel cuore dopo i terrori che ha visto.
Ogni Musicante sceglie sempre un brano o un autore del passato da celebrare, di solito si tratta di canzoni il cui testo significa qualcosa di pregno, o che si sono ascoltate in momenti focali. Come omaggio a questi grandi cantori del passato, ogni membro della Rapsodia porta un secondo nome uguale a quello dell’autore o del gruppo. Spesso la conoscenza degli stessi è frammentaria perché non esistono molte copertine e troppe registrazioni restano anonime. Per questo passano anni prima che qualcuno riesca a scoprire a chi appartiene la voce graffiante che è incisa in quella vecchia musicassetta trovata in un sotterraneo.
Oltre al recupero della musica del passato però, la Rapsodia continua a muoversi rifiutando ogni tipo di staticità, continuando a inventare e scrivere. Spesso i brani raccontano di scontri, di guerre o di combattimenti, diventando così veicolo per leggende e storie che passano di bocca in bocca attraverso i canti attorno ai fuochi nei bidoni o nelle notti fredde in mezzo al niente.

ORGANIZZAZIONE
La Rapsodia non ha alcun tipo di organizzazione, ma vige un forte senso di coesione all’interno di questa banda. Uno scontro con un altro Cantastorie viene visto come un crimine molto grave. Tuttavia esistono figure di riferimento che guadagnano importanza sia grazie alle proprie creazioni artistiche, alle proprie scoperte ma anche per aver saputo guidare il gruppo in situazioni o battaglie pericolose. Costoro prendono il nome di Vate.

RAPPORTI CON GLI ALTRI
La Rapsodia è di solito ben vista negli accampamenti a causa delle notizie che portano, degli scambi commerciali o perché la loro musica fa vivere l’illusione che il Dopomondo non sia solo orrore e violenza.
Eppure qualche anziano non vede di buon occhio la facilità con cui i membri della Rapsodia bruciano le loro vite. Il gruppo affascina molti giovani, ma le strade restano dure. Soprattutto per chi si affida troppo alle illusioni dimenticando di non vivere su di un palco ma su una strada terribilmente letale.

ARCHETIPI: rocker dell’apocalisse, meccanico degli strumenti, storico ricercatore, bardo dei profughi

SIMBOLO: Una chitarra elettrica a coda di rondine in un cerchio infuocato

VISTI DA FUORI:
“Stupidi ragazzini ancorati al passato, a quello che c’era prima. Sognano qualcosa che non solo non conoscono, ma che neppure è alla loro portata. Ma non per questo non hanno la loro utilità, a volte la giusta musica e le giuste parole fanno da confine tra il trovare la forza per combattere o arrendersi alla follia”
— Mama Evelyn delle Spose

“Una volta li giudicavo solo dei radcani finiti troppo sotto le loro droghe e i loro sogni, sognatori di qualcosa che non c’è più. Poi però ho visto una loro carica e ho guardato la loro furia in combattimento, ho combattuto agitando il mio martello mentre la batteria di uno di loro percuoteva il cielo come i fulmini della tempesta. E allora ho imparato a rispettarli, perché sono i migliori in quello che fanno”
— Sketh, Fiero Combattente dei Prebellici

“Una volta ne prendemmo uno che provò a sconfinare troppo vicino ai nostri territori. Diceva di essere intonato…. ma quanto lo abbiamo appeso al gancio strillava come un maiale sgozzato. Come fanno tutti.”
— Miss “Buongiornoamore” dei Cani di Matiz, del Serraglio


“Gli sciocchi pensano che siamo soltanto dei ragazzini attaccati al passato. Però tremano quando vedono come la musica ci doni il fuoco negli occhi. Però scappano quando i nostri amplificatori sparano musica a ventimila hendrixx! Che vadano a nascondersi, che si tappino le orecchie…. non servirà.
C’è un cimitero di cuccioli pronto ad attendere chi non ha dentro di se il fuoco del domani.
E noi siamo quel fuoco.”
— Mary Jane “Ramones”, Vate