CAPITOLO QUATTRO: EVASIONE

Dommie.
Dommie ti darà una mano. Hai abbastanza forza di tuo, e Masha è probabilmente pazza. Il piccolo e gracile ragazzo può aiutarti in caso di ferite e malattie, e sei piuttosto sicuro che abbia anche meno voglia di te di stare qui.
Avvicinarlo non è facile: Dommie è schivo e circospetto come tutti gli altri, ma come tutti gli altri ha fame. Ti privi di un po’ del tuo cibo per comprarti la sua fiducia, e lui mangia e ti osserva. Giorni dopo, quando pensi di aver raggiunto la confidenza necessaria, gli esponi il tuo desiderio di fuga.
Raramente qualcuno sorride, nelle prigioni della Famiglia, ma Dommie lo fa.

– Era ora, dannazione, era ora che qualcuno mostrasse un po’ di iniziativa! Sono dentro, amico! Per il Buon Guaritore, sapevo che era solo questione di tempo! Quando si parte?

L’entusiasmo del piccoletto è… fin troppo? Sospetto, decisamente. Ma ormai è dentro: puoi ucciderlo o fidarti, e decidi che la prima opzione è decisamente troppo rischiosa. Sei in ballo, quindi… balla.

Chiedi a Dommie se ha delle idee, ancora, la preparazione del giovane ti lascia sconcertato.

– Certo- risponde tracciando col dito delle linee sulla sabbia – è semplice. Stanotte, Ghigno fa il primo turno di guardia, e come ben sai quando gli viene fame ci picchia per farci dare gli avanzi della cena. Solo che stavolta glielo offrirò io… un bel pezzo di pane condito con una polverina trovata nell’ultima razzia. Eheheheh…

Il tuo umore non migliora quanto vorresti mentre il tuo nuovo amico continua a illustrare il piano.

– Le convulsioni inizieranno dopo pochi secondi. Quello sarà il momento in cui lo ucciderai. Si, so che hai un coltello. Piantaglielo nel collo, colonna vertebrale. Non potrà gridare e morirà stecchito. Poi gli prenderai le chiavi e aprirai la porta. Mi aspetto che tutti inizino a scappare. Sarà la nostra occasione per allontanarci indisturbati. Tanto tutti cercheranno di prendere Galvax, grosso e forte com’è. Nessuno baderà al piccolo Dommie… o a te amico mio, ovvio. Eheheheh…

Ora capisci. Con fredda consapevolezza. Non sei tu ad aver chiesto aiuto a Dommie, era LUI che aspettava da un pezzo un volontario scemo come te per fuggire. Ti mordi le labbra, frustrato sia per la sensazione di essere stato fregato sia perchè il medicastro sembra aver davvero pensato a tutto. Continua a spiegarti mentre traccia nel terreno una via di fuga, evitando posti di blocco e passando per boschi e strade secondarie. Cazzo, è bravo. Va bene, lo seguirai… con entrambi gli occhi aperti. Dopo che ha finito di illustrarti il piano, gli chiedi l’unica cosa che non ti ha detto: dove andrete, una volta fuggiti?

– Beh amico, in realtà pensavo fosse ovvio… per il Guaritore, non ci credo! Non stavi andando lì anche tu?

Scuoti la testa incredulo.

– Rad City, amico! Tutti vanno lì! Non c’è nessun’altra città sicura, lo sanno tutti! Fuori c’è… beh, c’è questo, cazzo. Non hai ricevuto l’invito? I Trauma Korps non sono mai venuti al tuo Avamposto a dirti di partire?

Gli racconti dell’ingloriosa fine di casa tua. Dommie fa spallucce.

– Oh beh… poco importa. Facciamo così, se ne usciamo vivi ti racconto tutto, ok? Adesso vai a dormire… stanotte, amico mio, saremo liberi!

RAD-4Ti secca così tanto ammettere di nuovo che Dommie è più intelligente di te, ma sta di fatto che è esattamente così. Ghigno regolarmente entra in cella, il medicastro lo provoca e si piglia una bastonata in faccia, ma il bastardo abbocca. Con una prova da attore consumato, Dommie gli consegna il pane che tiene in tasca. Ghigno lo mangia. Pochi secondi dopo, squarci il suo collo tenendolo stretto da attraverso alle sbarre. Prendi le chiavi. Fuggite tutti fuori…
… tutti tranne una. Masha resta nel suo angolo, seduta, a guardarvi mentre sorride.

– Buona fortuna, ragazzi. Non preoccupatevi per me, le mie sorelle stanno arrivando. Chissà… magari ci si rivede.

Il saluto della ragazza che ha combattuto e ucciso insieme a te ti lascia stordito, ma non hai tempo per riflettere. Galvax inizia a scatenarsi, lanciandosi ridendo contro i vostri aguzzini ancora storditi dal sonno e dal Bagliore di Luna: al primo spezza il collo a mani nude, il secondo si alza e si piglia una bastonata in pieno volto: quando cade a terra, non ha più una faccia.
Fra lui e altri temerari, nessuno vi nota: state per lanciarvi nei boschi, quando vedi un paio di caricatori per Shocker addosso a un cadavere e fai per prenderli. Una mossa intelligente, ma rischiosa: il tempo che perdi fa si che un membro della famiglia ti assalga, coltellaccio alla mano.
Ti ferisce al volto e al braccio prima che tu riesca a bloccarlo e a piantargli la tua lama in un occhio. Cade a terra urlando, e solo allora ti accorgi che Dommie ha assistito a tutto senza muovere un dito.

– Beh, sei stato bravo! – si complimenta sogghignando – Mi sarebbe spiaciuto scappare da solo. Andiamo, i caricatori li ho già presi io!

Fuggite nella notte, e dietro di voi lasciate urla e massacro.

La mattina dopo vi vede fermarvi, stremati, in mezzo agli alberi chissà dove. Dommie si sdraia vicino a te e osserva la tua ferita al volto.
– Non è niente, amico, basteranno un paio di punti. Stai buono e fammi lavorare.
Dalla tasca estrae del filo e un piccolo ago di metallo, che sterilizza al volo con un accendino. Dove diavolo li avrà presi? Da quanto li ha? Ancora una volta, non puoi fare a meno di ammirare il tuo giovane compagno opportunista. Ti ricuce dolorosamente mentre ti racconta della sua vita prima della prigionia: L’addestramento all’Ospedale del Gulag, il passaggio a Sottodottore, la partenza verso Rad City e la cattura. Quando ha finito di raccontare, ti ha rattoppato alla bell’e meglio, giusto in tempo perchè possiate sobbalzare al rumore di qualcuno che esce dal sottobosco.
Approntate gli Shocker, solo per calmarvi quando lo vedete: coperto di sangue non suo, tubo di ferro in mano, un sorriso calmo e sicuro. Galvax vi ha trovato.

– Ragazzi.

– Come diavolo hai fatto a raggiungerci? – sbraita Dommie, per la prima volta non in controllo della situazione.

– Continuate a credermi un’idiota, vero? Sbagliate. Vi ho coperto volentieri la fuga… ma non vi ho perso di vista un secondo. State andando a Rad City? Bene, ci vengo anch’io. Sono abbastanza sicuro che vi sarò utile.

A quanto pare sei anche più stupido di Galvax. Ti domandi come hai fatto a sopravvivere finora, poi ti ricordi che in effetti non è che ti sia andata poi così bene. Carezzandoti la guancia rattoppata, chiedi ai tuoi nuovi compagni cosa tocca fare ora.
Dommie di nuovo inizia a tracciare sulla terra.

– É semplice in realtà. Per puro caso o per il nostro stesso motivo, la Famiglia si è spostata sempre più verso Rad City, tanto che ormai distiamo non più di pochi giorni di giorni di cammino. Il problema è uno solo: c’è un terreno da attraversare… l’unica zona abbastanza priva di pericoli e nemici, e io vorrei davvero davvero evitare di ricadere nelle mani di qualcuno.

Entrambi concordate.

– Il problema è che il territorio che dobbiamo passare è diviso in due: da una parte, i seguaci di Santa Curiè, quei baciamutanti canticchianti e deliranti, dall’altra i folli di quella nuova religione, la Chiesa dell’Autocombustione Interiore. Dicono che Santa Curiè accolga tutti i pellegrini, quindi probabilmente è la strada più sicura… ma questa Chiesa rispetta la forza e la purezza, e per quanto ne so nessuno di noi è Radiattivo. Forse è la scelta migliore…

– C’è una terza opzione – interviene Galvax. Li ho intravisti mentre venivo qui. Un Rave Itinerante della Rapsodia.

Stavolta sai benissimo di che si parla. I membri della Rapsodia sono folli ma divertenti, sempre a vagabondare fra un Avamposto e l’altro in cerca della loro Musica e di nuove esperienze. É vero, spesso sono i benvenuti da tutti… ma questi fanatici religiosi la penseranno come voi?

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