CAPITOLO DODICI: PROFESSIONISTI

Non avete tempo, questo lo sai. E ogni minuti che passate nel territorio della Iena è un minuto in più in cui rischiate di essere scoperti. Lo dici a Beth e gli altri, e tutti si mostrano d’accordo: è l’opzione migliore anche per Brandy, che non sarebbe assolutamente in grado di reggere un combattimento.

Riposate il minimo che serve e trangugiate le ultime razioni, prima di caricarvi di nuovo tutto e partire per l’ultimo tratto del viaggio. Nei dintorni, di Iene non c’è traccia: forse hanno rinunciato, forse sono ancora impegnati con quella rivolta di schiavi che avevano detto provocata da Saul. Saul… quando ripensi all’Adepto dell’Iride, ti si stringe il cuore. Lui e Dommie non vedranno mai Rad City, e questo ti sprona ad arrivarci prima possibile, anche per loro.
La prima parte del viaggio è tranquilla: tu porti Lance e Beth carica la sua compagna dopo averla legata a sè, per assicurarsi che non cada. Una soluzione che sarà davvero terribile in caso di scontri, ma la Cercaterra è stata inamovibile: non correrà il rischio di farla cadere.
Attraversate gli ultimi alberi, uscendo dal bosco per attraversare quello che sembra un’enorme discarica: rottami di macchine, lamiere e migliaia di oggetti di cui ignori l’utilità, tutti lasciati sotto il sole per una sepoltura di ruggine e polvere. Non puoi fare a meno di pensare due cose: che questo sia tutto ciò che rimane di chi non riesce a raggiungere Rad City, e che queste pile di rottami sarebbero perfette per un’imboscata.
Con tuo immenso fastidio, sei stato facile profeta: nemmeno a metà percorso sentite l’ormai familiare rumore di motori alle vostre spalle: le Iene vi hanno trovato, o più probabilmente vi hanno preceduto per tendervi un’imboscata, da veri sciacalli. Ne conti una ventina, probabilmente tutte quelle rimaste in zona. É evidente che ormai è una questione personale.
Accelerate: uno scontro non è nemmeno lontanamente un’opzione, ma una fuga non è impossibile. Lance si gira e con la sua balestra trafigge il casco di una delle Iene, bucandogli il visore e mandandolo a schiantarsi contro un altro compagno. La confusione vi da qualche altro secondo di vantaggio. Forse ce la farete davvero. Forse.
Ti bastano cinque minuti per capire che non è così. Sono troppi, e voi avete già consumato praticamente tutta la benzina. Siete morti, semplicemente troppo stupidi per poterlo accettare. Ah, fanculo: se dovete andarvene, ve ne porterete parecchi con voi. Devi vendicare Saul, devi proteggere Brandy, devi mostrare a Beth e Lance che non hanno sbagliato a fidarsi di te. Morirai coperto dai cadaveri delle Iene. Stringi il tuo tubo e sussurri una preghiera a Santa Curie, come il sacerdote che ti aveva salvato la vita. In fondo, non è male credere in qualcosa.
Ma a quanto pare, il Paradiso Gamma dovrà attendere: d’improvviso, la maggior parte dei Bambini Iena si ferma, quasi inchioda cadendo a terra pur di frenare. Soltanto tre moto continuano, quelle più vicino a voi. Strabuzzi gli occhi mentre ti volti indietro, e capisci il gesto solo quando ti guardi nuovamente avanti: ora lo vedi. Chiaro, davanti a te. Vernice su metallo, un cartello enorme in mezzo al niente, contornato da teschi, ossa e cavi elettrici.

BENVENUTI A RAD CITY.

Ce l’avete fatta. L’avete raggiunta, per la miseria! Questa… questa è Rad City! Quindi, le Iene non possono entrare… ma allora perchè alcune vi inseguono ancora? Lo sai benissimo, in realtà: un’infrazione non è tale finchè non viene scoperta, e quei bastardi sono convinti che la faranno tranquillamente franca. Cinque minuti di sconfinamento in cambio di una dolce vendetta, chi mai verrà a saperlo?
Ma se questo era il piano delle Iene, allora saranno decisamente disilluse. D’improvviso, l’assordante rumore di una sirena sovrasta il rombo dei motori, sicuramente progettata per suonare all’attraversamento del cartello. Un’altra moto si convince e torna indietro, ma le ultime due continuano l’inseguimento, troppo vicine per fermarsi ora. É il loro ultimo errore.

rad12Una raffica di colpi Shocker travolge gli inseguitori, mandando le loro moto a schiantarsi sul terreno. Da dietro robuste pareti di lamiera, li vedi uscire, protetti dalle loro armature nere e col volto coperto dalle maschere antigas bianche. Si muovono precisi e sicuri, i simboli delle croci nere in campo rosso ben visibili nelle prime luci dell’alba. Sanno perfettamente quello che stanno facendo: avanzano proteggendosi a vicenda, tre per ogni moto abbattuta, senza mai abbassare i loro avanzatissimi Shocker. Due di loro vi fanno segno di fermarvi, e istantaneamente obbedite, sicuri che a un rifiuto seguirebbe una punizione che terminerebbe comunque la vostra corsa, ma in maniera assai più dolorosa.
Uno di loro ripone l’arma a tracolla e vi si avvicina, togliendosi la maschera. Vedi gli occhi azzurri e i capelli castani corti adornare un volto giovane, poco più di vent’anni, ma già coperto di cicatrici. Abbozza quello che immagini dovrebbe essere un sorriso.

– Buona giornata a voi. Non avete nulla da temere. Ora siete sotto la protezione dei Trauma Korps.

Trauma Korps. Quante volte i tuoi compagni hanno parlato di questi leggendari soldati, uomini perfetti e macchine per uccidere. Pensavi che fossero tutte favole ma… ora lo sai, ora li vedi. Esistono davvero. E se uomini come questi proteggono Rad City, capisci perchè tutti vogliono raggiungerla così disperatamente.
Il soldato non sembra dare troppa importanza alla tua reazione, concentrandosi invece sulle Iene cadute.
Gli altri Trauma, efficienti e rapidi, hanno provveduto a farli alzare, assicurarsi che fossero vivi e legarli, inginocchiati e con le braccia dietro la schiena. Un cenno del giovane, che intuisci debba essere una sorta di ufficiale, e gli altri si scostano.

– Iene. Sapete bene del patto fra voi e noi, e lo avete comunque infranto, minacciando l’incolumità di questa gente. Nessuno, ripeto, nessuno può lottare nel territorio di Rad City senza la nostra autorizzazione. Avete capito?

Tre di loro urlano di si.

– Molto bene. Vi scorteremo di nuovo nel vostro territorio, senza farvi male. Non abbiamo interesse a spargere sangue sano, e come sapete bene in un qualunque momento potrete tornare qui e richiedere la Cittadinanza. Tutto chiaro?

Di nuovo, tre urlano e strepitano il loro assenso e i loro ringraziamenti. Uno solo alza lo sguardo con l’odio negli occhi.

– Fanculo, schifosi! Pensate di essere chissà cosa, vero? Non siete meglio di noi! Uno di questi giorni gli Starosta si organizzeranno e spazzeranno via voi e quella merda di città!

A queste parole, i suoi compagni si prostrano a terra e chiedono scusa, ma se le parole hanno offeso i Trauma, questi non sembrano volerlo mostrare.

– Come dici tu. Ora, tornerete pacificamente o dobbiamo usare le maniere forti?
– Io non me ne vado, cane da guardia! Mi dovrai ammazzare, piuttosto!
– É quello che desideri, Iena?
– Puoi scommetterci le palle che…

Non conclude la frase. Il Trauma estrae da una fondina qualcosa di… leggendario. Il metallo della canna brilla lucido, e anche se non ne hai mai vista una dal vivo capisci all’istante di cosa si tratta. Un’Armavera. Quel tizio ha un’Armavera.

La Iena ribelle perde in un attimo tutta la sua baldanza. Due occhi spalancati su un volto cinereo fissano l’arma mentre gli insulti e le grida si mutano in uno sconnesso balbettio.

– Io… no, aspettate, volevo… stavo solo…

L’esplosione del proiettile, nel silenzio delle Vastità, è devastante. Il mondo rallenta mentre vedi il dito del soldato premere il grilletto, il bagliore guizzare come un fulmine e la testa del Bambino Iena esplodere, macchiando i suoi urlanti e terrorizzati compagni di sangue e cervello. Non hai mai, mai visto qualcuno morire così in fretta, e così… brutalmente. Ingoi la saliva e resti a fissare la scena paralizzato. Mai, nella tua pur violenta vita, ti sei mai sentito così impotente.

– Molto bene – riprende il Trauma riponendo l’Armavera in fondina – Sono sicuro che non ci saranno altri incidenti. Buon ritorno a casa.

Le Iene devono essere tirate su a forza e fatte rimontare sulle moto, prima che i Trauma taglino i loro lacci e li facciano ripartire. Risolto il problema, l’ufficiale torna a rivolgere a voi l’attenzione.

– Bene, signori. Di nuovo scusa per il trambusto. È un piacere per me darvi il benvenuto, ma ditemi… cosa vi porta a Rad City?

Una domanda apparentemente semplice, ma chi può dire cosa passa nella testa di questa macchina da guerra? Esiste una risposta giusta e una sbagliata? E tu, quale darai?

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