CAPITOLO DUE: FAMIGLIA

La società deve continuare. Tu sei meglio delle persone che hanno devastato il tuo avamposto. Non importa quanto il mondo è andato in malora, resterai fedele ai valori base di rispetto e decenza.

Questo è quello che pensi, mentre riponi lo shocker e ti avvicini a mani alzate verso la figura che dorme beata in mezzo alla strada.
Gridi anche un avvertimento, per svegliarlo senza toccarlo. Voglio dire, potrebbe saltare in piedi e spararti senza preavviso no? Ma lui non risponde. Sonno pesante, l’amico. Dorme proprio profondamente. Come se fosse… già, come se fosse…

Non sai bene cosa arrivi per primo: La consapevolezza che stavi gridando a un morto, il dolore lancinante al ginocchio o le risate?

No. Lo sai. Sono le risate. Risate folli e sguaiate. Tutte intorno a te. Ti avvolgono mentre ti accasci a terra, urlando.

– Avete mai visto qualcuno di più stupido, fratelli?
– Per le grosse palle del Nonno! No fratello… mai nella vita! Ha messo via l’arma, MESSO VIA capisci?
– Da quale buco di pus è uscito? E sta anche morendo di sete! Guardate quelle labbra secche, questo ci muore qui, sicuro come il sole!
– Fratelli… non sia mai che non diamo una mano a un bisognoso! Forza ragazzi, offriamogli qualcosa da bere!

Un getto di liquido caldo e maleodorante ti inonda. Le risate aumentano. I tuoi occhi socchiusi vedono solo un ghigno e una mano che ti appoggia uno shocker alla fronte. Poi più nulla.

Quanto tempo è passato?Ti dici due settimane, forse tre. I mal di testa sono diminuiti, e questo ti consente di pensare un minimo. Pensare all’enorme casino in cui ti sei cacciato.I primi giorni sono stati solo dolore. Un singolo colpo di Shocker in testa a bruciapelo può non ucciderti, ma ti lascia stordito per davvero tanto tempo. Di questo periodo, hai solo sprazzi: sei stato legato, trascinato e picchiato. Ogni tanto un boccone di carne cruda o un goccio d’acqua, il minimo per non morire. Pianti e urla intorno. E risate. Quelle non smettevano mai.Alla fine, però, siete arrivati. Beh, almeno era un posto fresco. Una buca scavata nel terreno, una sorta di cunicolo largo e profondo abbastanza da farci entrare due dozzine di persone. Tutte più o meno nelle tue condizioni. Ti chiedi se anche loro si sono fatti catturare stupidamente come te, o se hanno almeno opposto un po’ di resistenza. Vecchi. Bambini. Donne. Mutanti. Siete tutti qui, pigiati, affamati e infreddoliti. Da giorni. Non vi parlate, nessuno si fida degli altri. Alcuni mormorano nel sonno nomi che non conosci e parole che non comprendi. Cerchi di ripensare a casa, a quando avevi amici e protezione, ma l’unica immagine che ti torna in mente è il mutante, col mento sporco del cervello di tuo padre.Vi vengono a prendere dopo altri tre giorni. Un paio sono già morti di stenti, altri cinque è come se lo fossero. I vostri aguzzini gli danno un’occhiata, si trovano d’accordo e gli squarciano la gola con coltelli arrugginiti. Provi vergogna di te stesso accorgendoti di essere felice: ora potrebbe esserci più cibo per voi.Ti visitano. Il tuo corpo giovane si è mantenuto piuttosto bene, dicono. Hai una possibilità: incontrerai lo Zio e lui deciderà che fare di te. Mentre ti parlano, ti legano di nuovo. Con catene di ferro stavolta, pesanti come macigni.Il sole ti ferisce gli occhi e ti fa piangere. Il caldo è forte, lì fuori, e il terreno incandescente quando ti costringono a inginocchiarti. Una mezza dozzina di tuoi compagni di cella è stata trascinata fuori e ora come te assiste al giudizio del vostro aguzzino.- Bene bene. Carne fresca.Respiro affannoso, quasi un rantolo. Ne hai sentiti tanti così. Il clima delle Vastità li ha segnati con i suoi venti infuocati. Ma il tono è quello di chi è abituato a farsi obbedire: ritrovi un minimo di coraggio e alzi la testa per vedere che aspetto ha.Enorme. Grasso. Non hai mai visto un uomo così imponente, sei sicuro che debba essere un qualche tipo di mutazione. Indossa una salopette macchiata di sangue e i suoi occhi azzurri spiccano in mezzo alla barba rada e ai suoi pochi, lunghissimi capelli. Ricambia il tuo sguardo, fissandoti come si fissa una bistecca.- Bene, carne. Ecco come stanno le cose: io sono Malcom Jones, del Clan Jones. E voi siete tutti miei. I miei schiavi o il mio pasto, questo dipenderà da quello che deciderò.Un uomo a fianco a te inizia a piangere.- La Famiglia si sta espandendo, sapete? Mio cugino si è trovato una brava ragazza… sforna ragazzini come un ratto, ecco cosa! E un paio sono anche sani! Sono curioso di vedere quanto camperà, la poveretta!Oh… ma scusate, sto divagando. Dicevo, stiamo aumentando di numero, quindi ci serve gente. Sia per accompagnare le famiglie nelle razzie, sia per i lavori minori. Qualcuno deve scuoiare le bestie e mantenere le macchine operative, no? Beh, ecco la mia offerta. Vi unite al nostro branco, o alla nostra mandria… o vi mettete a piangere e chiedere pietà, e io vi ammazzo qui e vi mangio crudi. Scegliete pure, ragazzi.

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