LA STRADA VERSO RAD CITY

Tempo fa, sulla Pagina Facebook di Rust And Dust abbiamo pubblicato un racconto a bivi, dove ogni scelta del protagonista era decisa dalla maggioranza dai lettori.

É stato un grande successo e moltissimi si sono appassionati a queste vicende. Ora le ripubblichiamo in questo sito, in forma di racconto completo per permettervi di leggerlo comodamente, accompagnato dagli straordinari disegni di Vee.

Buona lettura, Cittadini!

CAPITOLO UNO - FUORI

Caldo. Così tanto caldo.

Non ricordavi un afa simile da molto tempo. Non tira un filo di vento e persino l’ombra degli alberi non ti offre ristoro. E poi, meglio non avvicinarsi troppo alla vegetazione. Ci sono leggende che parlano di uomini addormentati ai loro piedi e risvegliati con le dita fuse insieme. Certo, sembra una storia da Vastità, qualcosa di assurdo. Ma meglio non rischiare, giusto? Chi prende rischi inutili qui fuori è uno stupido, e tu lo sai bene… o almeno credi di saperlo. Ora vorresti avere più esperienza, giusto? Beh, non ce l’hai. Hai passato i tuoi primi anni dentro un Avamposto e non ne sei mai uscito. Un buco di fogna, ma era il TUO buco di fogna, e ci stavi bene. Acqua pulita. Una buona zona di caccia. Qualcuno era anche riuscito a mettere su una coltivazione decente ed erano cresciute delle piante commestibili. Poi… poi. Non ti eri mai chiesto che rumore facesse un cranio che si frantuma.

Ora non riesci più a scordarlo. Ti sei svegliato nella notte, sei uscito dal dormitorio comune e l’hai visto.
Enorme, coperto di bubboni, nudo e senza un pelo su tutto il corpo. Aveva in mano il corpo di tuo padre. Non lo amavi particolarmente, quel vecchio Rad Cane faccia di pus, ma non avresti mai voluto facesse quella fine. Crack. La testa spaccata da un morso. Crack, crack. Cervello e osso trangugiati. Il tuo vecchio continuava a mugolare per tutto il tempo mentre il mutante gli mangiava la faccia.

Brutta storia. Una morte che tu non volevi, no se non la volevi, dannazione!
E allora al diavolo tutto. Al diavolo l’Avamposto, la famiglia, i compagni. Tu volevi solo sopravvivere. Hai afferrato uno zaino, ci hai buttato dentro una bottiglia d’acqua, un po di carne secca e il tuo shocker con due caricatori, e sei scappato. Le urla dei tuoi fratelli che venivano sbranati ti accompagnano ancora oggi, ma ehi, tu sei vivo giusto? Peccato per loro.
Già, peccato per loro. Ma almeno la loro morte è stata rapida. La tua sarà così indolore? L’acqua è finita il primo giorno, la carne il secondo. E ora? Non hai trovato un altro Avamposto, ne’ uno straccio di persona a cui chiedere aiuto. Come se ci fosse da fidarsi. Se c’è qualcuno qui fuori, cerca solo una cosa, credimi… TE. Hai una carne soffice, uno shocker decente e zero esperienza di combattimento. Non ti vedo troppo il favorito, amico mio…

Sono passati già tre giorni, ragazzo. Lo stomaco vuoto e il caldo incessante sono una pessima combinazione. Faresti qualunque cosa per un sorso d’acqua, anche contaminata… cosa può essere peggio di questo, mh? Poi lo vedi. Distante. Saranno 150 metri, 200 al massimo. Un uomo, fisico imponente e abiti logori. Polvere sugli stivali, polvere sui pantaloni… dannazione, sembra tutto impolverato. Chissà da quanto è qua fuori. Ha uno Shocker, e sembra parecchio meglio del tuo. E uno zaino. Ci sarà del cibo dentro? Sei sicuro di si. E acqua. E munizioni magari. E cosa migliore di tutti, il Rad Cane DORME.
Chi può essere così stupido da addormentarsi in mezzo alla strada? Questo è un invito a farsi ammazzare, è ovvio… o sarà una trappola? Magari è sveglio e pronto, e attende solo uno sprovveduto come te per farsi un bel paio di pantaloni nuovi.

Certo, c’è anche la possibilità che se lo avvicini amichevolmente, avvisandolo che non hai cattive intenzioni, lui ti ringrazi con un po di cibo e ti presenti ai suoi amici… ma intendiamoci, chi lo farebbe? Tu lo faresti? Forse si, forse no… ha senso essere gentili nelle Vastità?

CAPITOLO DUE - LA FAMIGLIA

La società deve continuare. Tu sei meglio delle persone che hanno devastato il tuo avamposto. Non importa quanto il mondo è andato in malora, resterai fedele ai valori base di rispetto e decenza.

Questo è quello che pensi, mentre riponi lo shocker e ti avvicini a mani alzate verso la figura che dorme beata in mezzo alla strada.
Gridi anche un avvertimento, per svegliarlo senza toccarlo. Voglio dire, potrebbe saltare in piedi e spararti senza preavviso no? Ma lui non risponde. Sonno pesante, l’amico. Dorme proprio profondamente. Come se fosse… già, come se fosse…

Non sai bene cosa arrivi per primo: La consapevolezza che stavi gridando a un morto, il dolore lancinante al ginocchio o le risate?

No. Lo sai. Sono le risate. Risate folli e sguaiate. Tutte intorno a te. Ti avvolgono mentre ti accasci a terra, urlando.

– Avete mai visto qualcuno di più stupido, fratelli?
– Per le grosse palle del Nonno! No fratello… mai nella vita! Ha messo via l’arma, MESSO VIA capisci?
– Da quale buco di pus è uscito? E sta anche morendo di sete! Guardate quelle labbra secche, questo ci muore qui, sicuro come il sole!
– Fratelli… non sia mai che non diamo una mano a un bisognoso! Forza ragazzi, offriamogli qualcosa da bere!

Un getto di liquido caldo e maleodorante ti inonda. Le risate aumentano. I tuoi occhi socchiusi vedono solo un ghigno e una mano che ti appoggia uno shocker alla fronte. Poi più nulla.

Quanto tempo è passato?
Ti dici due settimane, forse tre. I mal di testa sono diminuiti, e questo ti consente di pensare un minimo. Pensare all’enorme casino in cui ti sei cacciato.I primi giorni sono stati solo dolore. Un singolo colpo di Shocker in testa a bruciapelo può non ucciderti, ma ti lascia stordito per davvero tanto tempo. Di questo periodo, hai solo sprazzi: sei stato legato, trascinato e picchiato.

Ogni tanto un boccone di carne cruda o un goccio d’acqua, il minimo per non morire. Pianti e urla intorno. E risate.

Quelle non smettevano mai.
Alla fine, però, siete arrivati.
Beh, almeno era un posto fresco.

Una buca scavata nel terreno, una sorta di cunicolo largo e profondo abbastanza da farci entrare due dozzine di persone. Tutte più o meno nelle tue condizioni. Ti chiedi se anche loro si sono fatti catturare stupidamente come te, o se hanno almeno opposto un po’ di resistenza. Vecchi. Bambini. Donne. Mutanti. Siete tutti qui, pigiati, affamati e infreddoliti. Da giorni. Non vi parlate, nessuno si fida degli altri. Alcuni mormorano nel sonno nomi che non conosci e parole che non comprendi. Cerchi di ripensare a casa, a quando avevi amici e protezione, ma l’unica immagine che ti torna in mente è il mutante, col mento sporco del cervello di tuo padre.Vi vengono a prendere dopo altri tre giorni. Un paio sono già morti di stenti, altri cinque è come se lo fossero. I vostri aguzzini gli danno un’occhiata, si trovano d’accordo e gli squarciano la gola con coltelli arrugginiti. Provi vergogna di te stesso accorgendoti di essere felice: ora potrebbe esserci più cibo per voi.Ti visitano. Il tuo corpo giovane si è mantenuto piuttosto bene, dicono. Hai una possibilità: incontrerai lo Zio e lui deciderà che fare di te. Mentre ti parlano, ti legano di nuovo. Con catene di ferro stavolta, pesanti come macigni.Il sole ti ferisce gli occhi e ti fa piangere.

Il caldo è forte, lì fuori, e il terreno incandescente quando ti costringono a inginocchiarti. Una mezza dozzina di tuoi compagni di cella è stata trascinata fuori e ora come te assiste al giudizio del vostro aguzzino.- Bene bene. Carne fresca.Respiro affannoso, quasi un rantolo.

Ne hai sentiti tanti così. Il clima delle Vastità li ha segnati con i suoi venti infuocati. Ma il tono è quello di chi è abituato a farsi obbedire: ritrovi un minimo di coraggio e alzi la testa per vedere che aspetto ha.Enorme. Grasso. Non hai mai visto un uomo così imponente, sei sicuro che debba essere un qualche tipo di mutazione. Indossa una salopette macchiata di sangue e i suoi occhi azzurri spiccano in mezzo alla barba rada e ai suoi pochi, lunghissimi capelli. Ricambia il tuo sguardo, fissandoti come si fissa una bistecca.- Bene, carne. Ecco come stanno le cose: io sono Malcom Jones, del Clan Jones. E voi siete tutti miei. I miei schiavi o il mio pasto, questo dipenderà da quello che deciderò.Un uomo a fianco a te inizia a piangere.- La Famiglia si sta espandendo, sapete? Mio cugino si è trovato una brava ragazza… sforna ragazzini come un ratto, ecco cosa! E un paio sono anche sani! Sono curioso di vedere quanto camperà, la poveretta!Oh… ma scusate, sto divagando. Dicevo, stiamo aumentando di numero, quindi ci serve gente. Sia per accompagnare le famiglie nelle razzie, sia per i lavori minori. Qualcuno deve scuoiare le bestie e mantenere le macchine operative, no? Beh, ecco la mia offerta. Vi unite al nostro branco, o alla nostra mandria… o vi mettete a piangere e chiedere pietà, e io vi ammazzo qui e vi mangio crudi. Scegliete pure, ragazzi.

CAPITOLO TRE - ESPERIENZA

Rispondi più in fretta di quanto tu stesso ti aspettassi. Vuoi combattere. Non morirai qui, non subirai mai più un’umiliazione pesante come quando la Famiglia ti ha catturato.
Proclami il tuo desiderio di unirti ai combattenti e Zio Malcom ti fissa con uno sguardo divertito.

– Davvero, Carne? Mi hanno detto come ti hanno preso… credi davvero che sarai in grado di ammazzare qualcuno?

Non rispondi. Lo Zio si piega su di te e senti il suo disgustoso fiato alla carne rancida.

– Mah, non si può mai dire. Sei giovane e sano, qualcosa ci faremo con te. Figlioli… mettetelo nel Pacco Regalo.

I giovani della Famiglia ti trascinano via ancora in catene. Non capisci. Pensavi che ti avrebbero liberato, dato un’arma magari. Invece caricano te e gli altri su un puzzolente camion bestiame, insieme a una cinquantina di prigionieri. La maggior parte della gente è piena di lividi e abrasioni, pensi dovuti alle torture dei tuoi aguzzini. Ancora non sai quanto sbagli.

La Famiglia riparte. Moto, macchine, furgoni, in qualche modo ancora funzionanti. Due giorni arrivate alla meta: un Avamposto Mobile, mezza dozzina di veicoli di media dimensione e una ventina di anime in tutto. Si sono fermati per mangiare e le vostre avanguardie li hanno scoperti. É finalmente ora di entrare in azione, dice lo Zio. Le sue parole esatte sono “Preparate un Pacco Regalo per dieci persone!”. Poi si lecca le labbra e sorride.

Il Pacco Regalo è una tecnica di battaglia della Famiglia che utilizza al meglio due delle più grandi verità del Dopomondo: la bassa letalità degli Shocker e l’abbondanza di schiavi.
Vieni incatenato ad altri nove prigionieri, la maggior parte messa molto peggio di te. Spinti da pugni, colpi di Shocker e frustate, venite mandati contro le vittime, che vi vedono emergere dagli alberi con una allarmata espressione di sorpresa e disgusto.
Le guardie reagiscono con precisione e prontezza, questo va detto: una raffica di colpi Shocker vi travolge, spezzando ossa e facendo un dolore cane. Ma è per questo che siete incatenati: chi resta in piedi trascina gli altri, costringendoli ad avanzare. Ben presto siete loro addosso, anche se un paio hanno la testa fracassata dalla moltitudine di colpi. Li travolgete senza tecnica, o finezza, o arma. Solo il peso della disperazione. Mordete e graffiate e scalciate. Prendi la tua prima vita, strozzando con le catene un ragazzo che avrà avuto al massimo sedici anni. I suoi occhi che strabuzzano tra sorpresa e impotenza spazzano via gli ultimi barlumi di compassione che ti rimangono, poi lo guardi spegnersi tra le convulsioni del soffocamento. Quando vi siete sbarazzati del corpo armato la Famiglia esce fuori, e abbatte con Shocker e coltelli tutti i sopravvissuti. Non risparmiano nessuno.

Sei del tuo gruppo sopravvivono.
Nella battaglia successiva, tre.
Quella dopo, restate vivi in due. Abbattuto l’ultimo nemico, spacchi la testa al tuo compagno con una pietra.

Quel bastardo si stava fregando il coltello di un caduto, e lo volevi per te. E poi quel radcane a combattere era veramente scarso, e troppo magro per essere uno scudo umano di qualche valore.
Fai da Pacco Regalo per un intero mese di razzie, accumulando esperienza preziosa. Capisci come proteggerti dagli Shocker, utilizzando i corpi dei compagni meno svegli per assorbire le raffiche peggiori. Impari a usare il peso delle catene per stordire e strozzare. Capisci come terrorizzare una persona con un ringhio e a riconoscere lo sguardo di chi ha un’arma nascosta. Quella della Famiglia è una scuola disumana, ma ti rende quello che volevi essere: un sopravvissuto. Un guerriero. Un assassino.
Alla fine, lo Zio riconosce i tuoi meriti e decide di promuoverti. Vieni liberato dalle catene e, per la prima volta da mesi, consumi un pasto vero: stufato (non sai e non ti importa da dove venga la carne) e qualcosa di alcolico e terribile che chiamano Bagliore di Luna. Con la pancia piena, ti consegnano un cambio d’abito e una Shocker seminuova. Senza proiettili. Li avrai in battaglia, ti dicono. Riesci a tenere nascosto il coltello, perchè non si sa mai e finalmente hai imparato a non fidarti.

Non hai vergogna nell’ammettere che le seguenti due settimane sono le più belle della tua vita.
Combatti e uccidi, e anche se la maggior parte delle volte sono Avamposti minori e piccoli convogli, il senso di superiorità ti pervade. Non sei più il giovane, ridicolo ragazzino che scappato da casa. Ora le Vastità sono il tuo regno. Sai quando indossare una maschera antigas e come maneggiare uno Shocker, colpendo dove fa più male. Hai perso il conto delle persone che hai ucciso, e anche se lo neghi a te stesso, sai che probabilmente ne hai anche divorate parecchie. Questa è la cosa peggiore: non ti secca essere diventato un guerriero… ma non sopporti i tuoi aguzzini cannibali. Sai che dietro i sorrisi e le pacche sulle spalle ti considerano ancora solo un utile pezzo di carne. Non sei della Famiglia. Nessuno farà nulla per salvarti la vita, e non appena non sarai più in grado di combattere, ti uccideranno e mangeranno.
No, tu non sei uno schiavo, sei un uomo forte, un veterano ormai. Te ne andrai da questa gente e troverai un gruppo di persone che non sopravvive divorandosi a vicenda.

Da tempo ormai stai pensando a come fuggire: vero, godi di alcune libertà, ma passi comunque le tue notti in gabbia con altri guerrieri come te. Tuttavia, questa convivenza forzata ti ha permesso di trovare altre persone capaci che vorresti coinvolgere nel tuo piano di fuga. Ma di chi fidarti? Forse qualcuno è un infiltrato della Famiglia, messo lì per spiarti. No, lo escludi. Li conosci, ormai. Sono folli e vi considerano zero. Ma devi comunque scegliere bene: dal tuo partner può dipendere il successo o il fallimento della tua evasione.

Dopo molte riflessioni, hai scelto quali compagni reputi i più promettenti ed affidabili:

Masha è una ragazza giovane, ma sveglia e scattante come un serpente. Uccide con grazia e abilità consumata, e non hai idea di quando abbia preso la sua prima vita, ma sicuramente molto tempo prima di questo. I suoi abiti, sebbene logori, mostrano classe ed eleganza, qualcosa di veramente insolito nel Dopomondo. Non lascia avvicinare nessuno, ma a volte la senti sussurrare qualcosa nel sonno. “Le mie compagne stanno venendo a prendermi”, ripete. Beh, se è vero, tu vuoi essere suo amico quando succederà.

Galvax è il miglior combattente fra tutti voi. Un uomo enorme e abbronzato, indossa un’armatura di fortuna fatta di lamiere e gomme che palesemente gli è stata fatta su misura. É l’unico di voi a farsi la barba ogni giorno, utilizzando un pezzo di vetro, e non si taglia mai. MAI.
In battaglia non usa lo Shocker, considerandolo un’arma ridicola, e uccide gli avversari con pugni, spranghe o disintegrando il calcio degli Shocker altrui direttamente nelle loro mascelle. Non sarebbe il tuo alleato più discreto, ma sicuramente il più dotato di forza bruta.

Dommie è il meno formidabile in battaglia, ma sicuramente sa il fatto suo. Secco e gracile, sa però maneggiare bene uno Shocker e ha mani rapide e precise per strappare occhi e colpire alla gola. In effetti, è decisamente esperto del corpo umano, cosa che lo rende fra le altre cose un guaritore eccellente. Qualunque cosa facesse prima, il ragazzo ha studiato e applica le sue conoscenze per cavarsela al meglio nella prigionia. Ti chiedi come abbia fatto a sopravvivere al Pacco Regalo, ma non ha importanza: Dommie potrebbe fornirti l’assistenza medica di cui avresti sicuramente bisogno durante la fuga nelle Vastità.

CAPITOLO QUATTRO - EVASIONE

Dommie.
Dommie ti darà una mano. Hai abbastanza forza di tuo, e Masha è probabilmente pazza. Il piccolo e gracile ragazzo può aiutarti in caso di ferite e malattie, e sei piuttosto sicuro che abbia anche meno voglia di te di stare qui.
Avvicinarlo non è facile: Dommie è schivo e circospetto come tutti gli altri, ma come tutti gli altri ha fame. Ti privi di un po’ del tuo cibo per comprarti la sua fiducia, e lui mangia e ti osserva. Giorni dopo, quando pensi di aver raggiunto la confidenza necessaria, gli esponi il tuo desiderio di fuga.
Raramente qualcuno sorride, nelle prigioni della Famiglia, ma Dommie lo fa.

– Era ora, dannazione, era ora che qualcuno mostrasse un po’ di iniziativa! Sono dentro, amico! Per il Buon Guaritore, sapevo che era solo questione di tempo! Quando si parte?

L’entusiasmo del piccoletto è… fin troppo? Sospetto, decisamente. Ma ormai è dentro: puoi ucciderlo o fidarti, e decidi che la prima opzione è decisamente troppo rischiosa. Sei in ballo, quindi… balla.

Chiedi a Dommie se ha delle idee, ancora, la preparazione del giovane ti lascia sconcertato.

– Certo- risponde tracciando col dito delle linee sulla sabbia – è semplice. Stanotte, Ghigno fa il primo turno di guardia, e come ben sai quando gli viene fame ci picchia per farci dare gli avanzi della cena. Solo che stavolta glielo offrirò io… un bel pezzo di pane condito con una polverina trovata nell’ultima razzia. Eheheheh…

Il tuo umore non migliora quanto vorresti mentre il tuo nuovo amico continua a illustrare il piano.

– Le convulsioni inizieranno dopo pochi secondi. Quello sarà il momento in cui lo ucciderai. Si, so che hai un coltello. Piantaglielo nel collo, colonna vertebrale. Non potrà gridare e morirà stecchito. Poi gli prenderai le chiavi e aprirai la porta. Mi aspetto che tutti inizino a scappare. Sarà la nostra occasione per allontanarci indisturbati. Tanto tutti cercheranno di prendere Galvax, grosso e forte com’è. Nessuno baderà al piccolo Dommie… o a te amico mio, ovvio. Eheheheh…

Ora capisci. Con fredda consapevolezza. Non sei tu ad aver chiesto aiuto a Dommie, era LUI che aspettava da un pezzo un volontario scemo come te per fuggire. Ti mordi le labbra, frustrato sia per la sensazione di essere stato fregato sia perchè il medicastro sembra aver davvero pensato a tutto. Continua a spiegarti mentre traccia nel terreno una via di fuga, evitando posti di blocco e passando per boschi e strade secondarie. Cazzo, è bravo. Va bene, lo seguirai… con entrambi gli occhi aperti. Dopo che ha finito di illustrarti il piano, gli chiedi l’unica cosa che non ti ha detto: dove andrete, una volta fuggiti?

– Beh amico, in realtà pensavo fosse ovvio… per il Guaritore, non ci credo! Non stavi andando lì anche tu?

Scuoti la testa incredulo.

– Rad City, amico! Tutti vanno lì! Non c’è nessun’altra città sicura, lo sanno tutti! Fuori c’è… beh, c’è questo, cazzo. Non hai ricevuto l’invito? I Trauma Korps non sono mai venuti al tuo Avamposto a dirti di partire?

Gli racconti dell’ingloriosa fine di casa tua. Dommie fa spallucce.

– Oh beh… poco importa. Facciamo così, se ne usciamo vivi ti racconto tutto, ok? Adesso vai a dormire… stanotte, amico mio, saremo liberi!

Ti secca così tanto ammettere di nuovo che Dommie è più intelligente di te, ma sta di fatto che è esattamente così. Ghigno regolarmente entra in cella, il medicastro lo provoca e si piglia una bastonata in faccia, ma il bastardo abbocca. Con una prova da attore consumato, Dommie gli consegna il pane che tiene in tasca. Ghigno lo mangia. Pochi secondi dopo, squarci il suo collo tenendolo stretto da attraverso alle sbarre. Prendi le chiavi. Fuggite tutti fuori…
… tutti tranne una. Masha resta nel suo angolo, seduta, a guardarvi mentre sorride.

– Buona fortuna, ragazzi. Non preoccupatevi per me, le mie sorelle stanno arrivando. Chissà… magari ci si rivede.

Il saluto della ragazza che ha combattuto e ucciso insieme a te ti lascia stordito, ma non hai tempo per riflettere. Galvax inizia a scatenarsi, lanciandosi ridendo contro i vostri aguzzini ancora storditi dal sonno e dal Bagliore di Luna: al primo spezza il collo a mani nude, il secondo si alza e si piglia una bastonata in pieno volto: quando cade a terra, non ha più una faccia.
Fra lui e altri temerari, nessuno vi nota: state per lanciarvi nei boschi, quando vedi un paio di caricatori per Shocker addosso a un cadavere e fai per prenderli. Una mossa intelligente, ma rischiosa: il tempo che perdi fa si che un membro della famiglia ti assalga, coltellaccio alla mano.
Ti ferisce al volto e al braccio prima che tu riesca a bloccarlo e a piantargli la tua lama in un occhio. Cade a terra urlando, e solo allora ti accorgi che Dommie ha assistito a tutto senza muovere un dito.

– Beh, sei stato bravo! – si complimenta sogghignando – Mi sarebbe spiaciuto scappare da solo. Andiamo, i caricatori li ho già presi io!

Fuggite nella notte, e dietro di voi lasciate urla e massacro.

La mattina dopo vi vede fermarvi, stremati, in mezzo agli alberi chissà dove. Dommie si sdraia vicino a te e osserva la tua ferita al volto.
– Non è niente, amico, basteranno un paio di punti. Stai buono e fammi lavorare.
Dalla tasca estrae del filo e un piccolo ago di metallo, che sterilizza al volo con un accendino. Dove diavolo li avrà presi? Da quanto li ha? Ancora una volta, non puoi fare a meno di ammirare il tuo giovane compagno opportunista. Ti ricuce dolorosamente mentre ti racconta della sua vita prima della prigionia: L’addestramento all’Ospedale del Gulag, il passaggio a Sottodottore, la partenza verso Rad City e la cattura. Quando ha finito di raccontare, ti ha rattoppato alla bell’e meglio, giusto in tempo perchè possiate sobbalzare al rumore di qualcuno che esce dal sottobosco.
Approntate gli Shocker, solo per calmarvi quando lo vedete: coperto di sangue non suo, tubo di ferro in mano, un sorriso calmo e sicuro. Galvax vi ha trovato.

– Ragazzi.

– Come diavolo hai fatto a raggiungerci? – sbraita Dommie, per la prima volta non in controllo della situazione.

– Continuate a credermi un’idiota, vero? Sbagliate. Vi ho coperto volentieri la fuga… ma non vi ho perso di vista un secondo. State andando a Rad City? Bene, ci vengo anch’io. Sono abbastanza sicuro che vi sarò utile.

A quanto pare sei anche più stupido di Galvax. Ti domandi come hai fatto a sopravvivere finora, poi ti ricordi che in effetti non è che ti sia andata poi così bene. Carezzandoti la guancia rattoppata, chiedi ai tuoi nuovi compagni cosa tocca fare ora.
Dommie di nuovo inizia a tracciare sulla terra.

– É semplice in realtà. Per puro caso o per il nostro stesso motivo, la Famiglia si è spostata sempre più verso Rad City, tanto che ormai distiamo non più di pochi giorni di giorni di cammino. Il problema è uno solo: c’è un terreno da attraversare… l’unica zona abbastanza priva di pericoli e nemici, e io vorrei davvero davvero evitare di ricadere nelle mani di qualcuno.

Entrambi concordate.

– Il problema è che il territorio che dobbiamo passare è diviso in due: da una parte, i seguaci di Santa Curiè, quei baciamutanti canticchianti e deliranti, dall’altra i folli di quella nuova religione, la Chiesa dell’Autocombustione Interiore. Dicono che Santa Curiè accolga tutti i pellegrini, quindi probabilmente è la strada più sicura… ma questa Chiesa rispetta la forza e la purezza, e per quanto ne so nessuno di noi è Radiattivo. Forse è la scelta migliore…

– C’è una terza opzione – interviene Galvax. Li ho intravisti mentre venivo qui. Un Rave Itinerante della Rapsodia.

Stavolta sai benissimo di che si parla. I membri della Rapsodia sono folli ma divertenti, sempre a vagabondare fra un Avamposto e l’altro in cerca della loro Musica e di nuove esperienze. É vero, spesso sono i benvenuti da tutti… ma questi fanatici religiosi la penseranno come voi?

CAPITOLO CINQUE - RAVE

– Molto bene, è deciso. – Dal tono di voce, sei abbastanza convinto che Dommie aderisca più per paura di far arrabbiare Galvax che per vera convinzione – aspettiamo il Rave e ci uniamo a loro. Che il Guaritore ce la mandi buona.

Vi mettete sulla strada ad aspettare, ma l’attesa si rivela decisamente breve. Li sentite da chilometri di distanza. Dapprima un sussurro, poi un rumore squassante che fa tremare il terreno e vi travolge con sensazioni uniche: i tamburi, gli ottoni, le vibranti note delle chitarre. La Rapsodia sta arrivando.
La banda è piccola di numero, ma i veicoli sono ricolmi tanto di persone quanto di amplificatori: mezza dozzina di furgoni e camion riarrangiati per essere contemporaneamente casa, trasporto e palcoscenico. Strumenti che non hai mai visto prima ti abbagliano con le loro cromature e cerchi di fiamme spargono calore misto a odori strani e inebrianti. I colorati Musicanti vi salutano strimpellando più forte, mentre i loro veicoli adornati del marchio della Chitarra nel Cerchio di Fuoco rallentano avvicinandosi.

Sul palco più alto e grande si esibisce una donna bella in maniera disarmante: un abito minimo che lascia ben poco alla fantasia, capelli lunghi e sciolti che vorticano nel vento dei motori, una chitarra in mano che suona con maestria da far rabbrividire. Smette di suonare e ti fissa. D’accordo, sei convinto che in realtà stia fissando Galvax, ma non ti farai impressionare.
Salutate la ragazza e gli dite la vostra destinazione. Lei sorride e per tutta risposta accarezza le corde, producendo una nota di trionfo.

– Certo che andate a Rad City, ragazzi. TUTTI vanno a Rad City! Sarà un piacere per noi darvi uno strappo: un medico serve sempre, e il tizio grosso sembra piuttosto utile! Per quanto riguarda te… beh, spero tu sappia impugnare uno shocker, bello! Forza, salite a bordo: il Vagone della Velocità di Bikini Kill non aspetta nessuno!

Vi arrampicate sulle corte scale di metallo che portano al primo piano del furgone comando, dove i Musicanti vi accolgono con pacche sulle spalle e passandovi bottiglie e sigarette. Sono tutti entusiasti di farti vedere i loro strumenti riarrangiati, di parlare della loro musica e di farvi ascoltare le loro ultime composizioni. Colpito da una tale accoglienza, bevi e fumi senza moderazione: in pochi minuti, la musica e le sostanze psicotrope hanno il meglio sul tuo corpo abituato a fame e stenti. Inizi a ridere e cantare, mentre perfetti sconosciuti ti abbracciano e sghignazzano. Una piccola, minuscola parte del tuo cervello continua a urlare di non fidarti , ma è sovrastata dalla frenesia del momento.
Di colpo, tutto si fa più confuso, la testa ti gira, senti di dover dare di stomaco e il mondo, improvvisamente, diventa scuro…

– Svegliati. Svegliati, stupido! Questa la devi vedere.

Sapore di acido in bocca. Occhi pesanti. Un emicrania come non ne hai mai provate.
La luce del sole ti colpisce come una coltellata mentre la persona che sei vagamente consapevole essere Galvax ti scuote come un pupazzo.
Riprendi più o meno conoscenza: sei completamente nudo. La cosa bella è che, perlomeno, non sei il solo. Sembra che improvvisamente indossare vestiti sia diventato illegale, nelle Vastità. Galvax è l’unico che ancora indossa la sua armatura completa, e per quanto ne sai non ha toccato una goccia d’alcol ne fumato nulla.

– Stupido idiota – ti apostrofa – Spero tu ti sia divertito. Il tuo shocker e i tuoi averi stanno sicuramente in tasca a qualcuno di più sveglio, adesso.
Provi a rispondere, ma ogni parola si trasforma in un conato trattenuto a malapena.

– Perfetto. Sei davvero il migliore. Sbrigati a trovare un paio di pantaloni… non siamo più nella terra di nessuno.

Ha ragione. Ora che riesci a tenere gli occhi perlomeno socchiusi, ti rendi conto che il panorama è cambiato parecchio: il terreno si è fatto più umido, tanto che i carri-palcoscenico avanzano a fatica nel fango.
Tutt’intorno, fumi e tende riempiono l’orizzonte. Vedi uomini e donne aggirarsi nel tiepido sole della mattina, avvolti in strani abiti di pelliccia e sete floreali. Hanno… qualcosa di strano… ma non capisci cosa.
Solo quando uno di loro passa davvero vicino al vostro veicolo e riesci a vederlo in faccia, capisci.
Le escoriazioni e le piaghe sul suo volto incappucciato non lasciano dubbi: Mutanti! Come quelli che hanno distrutto il tuo Avamposto e ucciso tuo padre! La sbornia ti passa di colpo mentre ti giri e strilli a Galvax quello che hai visto, solo per ricevere un’alzata di spalle e uno sguardo di sufficienza. Se non altro, il tuo amico ti passa un paio di pantaloni usati. Non sono i tuoi e non vuoi sapere a chi li ha presi, ma calzano bene quanto basta.

– Ma si può sapere dove dannazione hai vissuto finora? Certo che sono mutanti, idiota. Stiamo attraversando un accampamento dei Santificati. Non hai mai sentito parlare del Culto di Santa Curie?

Lo fissi a bocca aperta. Si, Dommie te lo aveva accennato (a proposito: dove si era nascosto quel tappo opportunista?) ma non avevi approfondito per non fare, di nuovo, la figura dell’inetto. Il tuo grosso compagno scuote la testa e decide di aiutarti a capire.

– Sono la religione dominante, ora. Venerano le radiazioni come un dono del cielo, e questa dannata Marie Curie come la loro profetessa. Pazzi, completamente, te lo dico io. Ma hanno un vasto seguito, soprattutto fra i mutanti e i disperati. Immagino che per loro sia una gioia incredibile, sentirsi parte di qualcosa di sacro.

Formuli un commento più o meno comprensibile sul fatto che il guerriero sembri detestare questa religione.

– Non li odio, ma non fanno per me. Avrei preferito attraversare il territorio dell’Autocombustione, sono parecchio più nelle mie corde. Ma devo dire che questi qui fanno poche storie, stiamo viaggiando da un giorno e mezzo senza fastidi… come dici? Ah si, hai dormito per un giorno intero. Di nuovo, complimenti.

Un giorno intero a dormire. Che diavolo hai bevuto, esattamente? E dov’è Dommie? E a questo punto… quanto manca a questa famosa Rad City?
Mentre ti interroghi su queste domande, la carovana rallenta. Ti sporgi a vedere e noti che la strada, davanti a voi, è bloccata. Da una folla armata. Molto molto male.
In mezzo alla marea di uomini e mutanti si erge una donna: indossa un lungo kimono decorato con gru bianche e nere, su cui spicca il fiore di Santa Curie. Porta un colbacco di pelliccia sul capo, un tempo bianco, ora lurido di sporcizia. Le sue mani e il suo volto, uniche parti visibili, mostrano escoriazioni e piaghe suppuranti e le sue labbra sono verdi accese, non capisci se per un rossetto colorato o una mutazione singolare.

Quando parla, ha la voce di un ramo che si spezza.

– Musicanti. Io, Katya Shutendoji, rinata nell’abbraccio Gamma della Santa, vi saluto! Vi abbiamo concesso di attraversare il nostro territorio e voi non avete causato problemi. Me ne compiaccio! Tuttavia, ho riflettuto che sarebbe ingiusto farvi passare senza offrirvi una possibilità di sentire il tocco della nostra Santa. Voi siete uomini e donne di arte, ma come può esserci arte senza il divino? Qualcuno di voi si offrirà all’estasi del Bacio Gamma, imparando le vie di Curie?

É Bikini a rispondere: indossa solo una canottiera e un paio di shorts, e i capelli e il trucco sfatto mostrano che anche lei si è parecchio divertita le notti scorse. La sua voce è spensierata ma ferma, mentre si rivolge alla Santificata con quello che è palesemente un discorso già ripetuto molte volte.

– O tu che parli in nome della Santa che protegge e benedice le Vastità, io ti ringrazio per il passaggio sicuro che garantisci a questa carovana di umili Musicanti! Noi rispettiamo il tuo Culto, e parecchi già ricordano la magnifica Curie nei propri canti. Se qualcuno dei miei vuole essere benedetto da te, che sia! La vita è troppo breve e dolorosa per non potersi scegliere la religione!

Una risata scuote i furgoni, ma non di scherno: in effetti, parecchi Musicanti scendono dai carri per formare una fila di fronte a lady Shutendoji, buttandosi in ginocchio e continuando a ripetere una nenia al tempo stesso piacevole e inquietante: “Lei ci vuole radioattivi”. La donna si avvicina a ognuno di loro, sussurra qualcosa e li bacia sulla fronte con le sue labbra color smeraldo. Gli uomini la ringraziano e tornano sui carri, alcuni piangendo, altri ridendo, tutti cantando.
Una parte di te è combattuta sull’unirsi o meno alla comunione. Certo, sono schifosi mutanti, ma c’è una sorta di spiritualità e amore in tutto questo. Se persino i membri della Rapsodia possono accettare queste benedizioni, allora… allora forse…

– ERETICI! SCHIFOSI MUTANTI! PREPARATEVI AL GIUDIZIO!

Il grido amplificato dai diffusori invade l’aria carica di incenso come un tuono: d’improvviso la pacifica processione viene attaccata da decine di fanatici vestiti di rosso, che brandiscono shocker e torce. Tantissime torce. Alcuni si avvicinano i tizzoni alla bocca e sputano fiamme, con cui ardono vivi i disperati presenti. I loro abiti sono imbrattati dal rosso simbolo di una fiamma, e sono guidati da un enorme prete con un amplificatore alla bocca e una motosega in mano. Continua a urlare mentre uccide.

– Il Culto non raggiungerà mai Rad City! La pagherete qui, ora, per aver avvelenato le nostre scorte d’acqua!

Madama Shutendoji risponde con una risata alla sfida del rivale, estraendo da sotto le lunghe vesti un mazzafrusto dalle molte punte.

– Non capite, idioti! Non vi abbiamo avvelenati, ma benedetti! Ora nelle vostre vene scorre il sacro Gamma! Se non sapete accettare la gioia della mutazione… potete morire!

I due iniziano uno scontro letale mentre intorno gli Executor del Culto rispondono al fuoco. Scoppia il panico: finora hai preso parte a moltissimi assalti e razzie, ma questa è… una lotta di ideali.

– Musicanti! Questa non è la nostra battaglia! Difendete il convoglio!

All’ordine del Vate, tutti i membri della Rapsodia poggiano strumenti e bottiglie per armarsi. Al momento però nessuno sembra interessato ad attaccarvi, troppo spinti a combattersi fra loro.
La cosa peggiore è che non riesci a capire chi ha ragione: se quel che l’incappucciato dice è vero, il Culto di Santa Curie ha avvelenato decine di persone… ma al tempo stesso, li vedi mentre proteggono i bambini e i mutanti dalla furia delle fiamme. L’Autocombustione si batte per la purezza, ma il loro zelo ti sembra insensato e terribile.

Galvax non ha i tuoi dilemmi morali: ridendo di gioia, balza dal carro e corre verso gli Ardenti, facendo gesti che evidentemente loro riconoscono, visto che lo accolgono senza problemi. E addio a quello che pensavi essere il tuo unico amico.
Mentre ancora ti chiedi se sia o meno il caso di seguirlo, qualcuno ti tocca una spalla. I tuoi riflessi fanno si che ti giri di scatto pronto a uccidere, ma c’è solo Dommie. Il Sottodottore è tornato… e per la prima volta, il suo ghigno è sostituito da una maschera di terrore. Trema e suda freddo.

– Ti prego… ti prego… nascondimi! Non possono prendermi! Quello che fanno… quello che fanno a quelli come me…

Sposta lievemente una delle fasce che porta sul braccio. Sotto, vedi una escrescenza schifosa che butta pus.

– É così poco, lo so… ma potrebbe bastare a condannarmi! Non voglio bruciare! Ti prego, non farmi bruciare! Scappiamo! Vinceranno, e poi sarà il nostro turno! Rad City è vicina ormai… ci andremo insieme!

CAPITOLO SEI - RABBIA E COMPASSIONE

Lo scontro infuria attorno a te mentre ognuna delle due parti intona salmi di sangue che si mescolano facilmente alle urla dei morenti e al rombo dei motori.
Fissi gli occhi sul volto terrorizzato di Dommie, focalizzandoti su una goccia di sudore freddo che cola accanto al suo occhio. Sarebbe così facile sopraffare il gracile Sottodottore e richiamare l’attenzione dei Bruciati dell’Autocombustione. Per un mutante sicuramente ti darebbero protezione, una ricompensa e forse anche un po’ di rispetto; la tentazione è decisamente forte: vendere questo piccolo opportunista ed unirti a Galvax ammazzando il maggior numero di schifosi mutanti, pari a quelli che hanno distrutto la tua casa.

No.

Ti hanno chiuso nel Pacco Regalo, ti hanno fatto diventare un assassino ed un combattente… ma non sei come loro, sei migliore di quelle bestie che ti tenevano in gabbia.
“Dentro il cerchio della Rapsodia coglione!” urli spingendo Dommie verso la protezione che i Musicanti hanno innalzato in un angolo; godendo per un attimo della sensazione di comando sul tuo viscido amico. Corri a perdifiato verso il Vagone della Velocità e sei quasi giunto quando qualcosa di piccolo e veloce impatta sul tuo braccio; una scarica di dolore si diffonde sulle tue ossa mentre ti getti tra un paio di camion per non essere un bersaglio per altri proiettili di shocker. Speri di non avere il braccio rotto mentre ti segni mentalmente di farti visitare da Dommie quando la battaglia sarà terminata.

Qualcuno sta suonando! Qualche schizzato della Rapsodia sta intonando una sorta di marcia da battaglia mentre alle grida si aggiunge il rombo dei motori: sono arrivati anche alcuni mezzi della Chiesa dell’Autocombustione e questo allarga ancora di più il tuo terrore: con tutta quella benzina in giro quanto ci vorrà perché uno degli sputafuoco della Chiesa faccia saltare in aria qualcosa?
Bikini “Courtney” arriva rapidamente infilando una giacca imbottita con il simbolo di due Armivere avvolte da una coppia di rose rosse. “Allora ragazzi, testa bassa ma armi pronte. Se uno di questi stronzi si avvicina troppo ai nostri carri iniziamo a suonare la carica e gli facciamo vedere che cazzo significa combattere! Sapete come la penso gente… so che alcuni di voi pregano Santa Curie e non ho niente da ridire su questo. Se qualcuno vuole unirsi allo scontro è libero di farlo, ma senza le nostre insegne… la Rapsodia è neutrale”
Rimani stupito dalla fermezza della ragazza, per un attimo ti chiedi se sia stata lei la tua compagna nella notte piscotropa che hai appena passato. Ma poi la tua attenzione viene attirata da un paio di musicisti che imbracciano gli shocker e si avviano allo scontro; osservi con che cura e delicatezza vengono spogliati di giacche o maglie dagli strani simboli o spille, reliquie di quella musica del passato che è per loro droga e missione. Noti come tutti i loro compagni li tocchino sulla spalla come augurio di buona battaglia; osservi una ragazza dai capelli corti piangere mentre lascia un bacio sulle labbra di uno dei combattenti.
E un attimo dopo non ci sono più. I due, che riconosci come i primi ad aver ricevuto il Bacio nello strano e spirituale rito di poco fa, si gettano shocker in mano nello scontro per aiutare i compagni della loro fede. La musica continua a suonare mentre li vedi entrare in uno scontro tra le fiamme dei Bruciati, gli shocker dei Santificati e la polvere dei mezzi blindati in corsa attorno alla piazza.

Mezz’ora incredibilmente lunga. Mezz’ora di urla e rombi assordanti. Mezz’ora a fare da spettatore a quel pogrom di morte e fuoco nel nome della fede.

Non sapresti dire quale delle due parti abbia vinto lo scontro. Vedi la Chiesa dell’Autocombustione ritirarsi mentre il Culto di Santa Curie inizia a raccogliere i propri morti e feriti. In tanti sono rimasti sul terreno della battaglia; anche i due ragazzi della Rapsodia ed il clima è pesante nel Vagone della Velocità. Hai visto Galvax spaccare a metà la testa di uno dei Musicanti e speri che gli altri non l’abbiano notato o potrebbero ricordarsi che era tuo amico. L’ultima immagine che hai del gigante è lui che si allontana assieme ai Bruciati facendoti un cenno con la mano e urlandoti che ti aspetterà a Rad City.

E addio a quello che forse era l’unico buon amico che avevi trovato.

Resti lì ad osservare il terreno dello scontro, in attesa che la Rapsodia voglia ripartire, quando qualcosa esplode nel tuo fianco destro. Qualcuno ti ha colpito con un pugno d’acciaio da dietro.
Ti volti per trovarti gli occhi di Bikini iniettati di sangue mentre continua a colpirti urlando. Il tuo cervello per qualche motivo si chiede come faccia una ragazza così piccola a dare cazzotti del genere, poi noti il tirapugni in ferro che tiene nella destra.
“DOV’E’?? DOVE CAZZO E’?? Hai vagamente idea di quanto vale quella roba??”
Vorresti provare a rispondere, vorresti provare a capire, ma altri arrivano a dare manforte alla ragazza. Ti colpiscono urlando. Pugni, calci, bastoni… e tu vorresti solo capire di cosa ti accusano. La tua testa decide che è questo il momento di farti ricordare qualcosa della tua notte di divertimento: si, sei certo di aver scopato con questa bellezza. Grande soddisfazione eh! Stai per essere ammazzato di botte da una con cui ti stavi divertendo solo poche ore fa. Ti verrebbe da ridere se non avessi paura di farti spaccare i denti.
Finisci a terra, e adesso le urla isteriche iniziano a lasciar trapelare qualcosa. Qualcosa che ti farebbe accendere di rabbia se non fossi così pieno di dolore.

Dommie. Maledetto fottutissimo Dommie, radcane del cazzo. Ha approfittato dello scontro per filarsela con una delle moto dei Musicanti; con il macello della battaglia ed il rumore dei motori nessuno se n’è accorto. Ma il problema per la Rapsodia non è la moto, è il fatto che nella sacca c’era uno zaino con una decina di vecchie cassette. Un vero tesoro per loro. E indovina chi è l’”amico” che è rimasto indietro?
L’ultima cosa che ricordi è qualcuno che ti lancia una bottiglia, l’impatto sulla tempia. Poi il buio.

Vieni risvegliato dalla sensazione di qualcosa di caldo che ti scende in gola. Per un attimo torni all’orrore di quando la Famiglia ti ha raccolto; ma poi ti rendi conto che il sapore è piacevole come la sensazione che si diffonde sul tuo corpo. Apri gli occhi e ti accorgi di essere sul campo dello scontro, una figura avvolta in uno strano vestito bianco ti sta imboccando di zuppa calda. Osservi il tuo corpo e noti le fasciature nei punti in cui la Rapsodia ti ha riempito di botte, ogni livido ne richiama il dolore e il ricordo.
Eppure qualcuno ti ha curato e nutrito. Possibile che esista ancora della gentilezza nel Dopomondo? Sposti lo sguardo verso la tua salvatrice mormorando un ringraziamento quando la saliva ti si gela nella gola. La donna che ti sta curando, avvolta in vesti bianche dai complessi ricami, ha il volto deturpato e suppurante pus biancastro. Una mutante. Una di Santa Curie ti ha raccolto, probabilmente scambiandoti per uno dei feriti dello scontro.
“Non devi ringraziarmi figlio. Non posso lasciare un fedele nella terra a morire come un cane. Questo mondo donatoci dall’Avvento Gamma serve per evolverci e mostrarci degni della Signora del Bario, non per ridurci ad animali sacrileghi. Ho curato le tue ferite e ti ho dato da mangiare e da bere… oh.. non preoccuparti. Acqua buona, non come quella che abbiamo donato ai mostri inferiori dell’Autocombustione, nella speranza che comprendessero tale dono..”

Ripensi alle accuse del predicatore sull’avvelenamento delle acque, e improvvisamente questa altruistica donna prende una prospettiva totalmente differente. Hai bevuto la sua acqua e mangiato il suo cibo, probabilmente era roba contaminata.
“Dove andavi figlio? Anche tu a Rad City? Tutti verso la città della speranza eh?”
Mormori qualcosa mentre noti un pezzo di carta che la donna ti offre. E’ una specie di invito, l’immagine presente mostra un soldato con il volto coperto da una maschera antigas che allatta un bambino stringendo un’armavera. C’è qualcosa di disturbante in quell’immagine, in quegli inviti e nelle promesse che raccontano. Ma di quello che è rappresentato hai già sentito parlare. Molto, molto tempo fa ti raccontarono le imprese dei soldati addestrati e armati con le meraviglie del Mondo Andato e non soltanto con i semplici shocker, che ne sono pallida imitazione.

I Trauma Korps.

Credevi fossero soltanto uno dei tanti innumerevoli miti che viaggiano tra Avamposto e Avamposto; leggende che parlano di epiche battaglie svolte da questi misteriosi combattenti che scompaiono rapidamente lasciandosi dietro solo l’eco delle loro imprese.
Allora davvero i Trauma sono a Rad City, è questo il motivo per cui tutti vogliono andare in quella città?
Cosa cazzo c’è di speciale in questa Rad City? Continui a chiedertelo, ma già sai che quella continuerà ad essere la tua meta.

Dopo un paio d’ore di riposo sei pronto a rialzarti. Le cure della donna hanno avuto davvero effetto, tuttavia non vedi l’ora di mettere più miglia possibili tra te e questo covo di mutanti.
“Vai pure figlio. Insegui i tuoi sogni. Non ho molto da offrirti, ma prendi almeno un po’ di cibo o morirai di fame. Non sono zone buone per cacciare o raccogliere cibo quelle che ti aspettano, soprattutto a piedi”
Accetti il cibo e l’acqua che la donna ti offre, certo di gettarli appena fuori dalla sua vista. Recuperi un pezzo di tubo, ben misera arma con cui girare e ti incammini lasciando dietro di te l’Avamposto dei Santificati.

Sei di nuovo solo, proprio come quando tutto è cominciato. Ti chiedi dove sia Galvax e anche quello stronzo di Dommie; ripensi alle labbra di Bikini “Courtney”, al ferro del suo pugno, ai Musicanti che vanno in battaglia, agli anatemi degli sputafuoco dell’Autocombustione ed anche al sorriso deturpato della tua salvatrice. E ripensi al Pacco Regalo e alla Famiglia. Sei ancora vivo, e questo è già molto.
Ti addentri all’interno di un bosco, speranzoso di trovare un po’ di cibo. Ma le piante che noti sono distorte e dalle foglie malate, non sembra roba buona. Ripeti a te stesso che avanzando troverai dell’altro cibo, che sai esattamente dove andare e che non ti stai perdendo all’interno del bosco. Ma la verità è che lo stomaco ti brontola sempre di più e le provviste contaminate che hai con te iniziano a sembrare appetibili e gustose. Certo, c’è il rischio di prendersi qualcosa di davvero brutto… ma l’alternativa è morire di fame.

Continui su questo dubbio quando finalmente gli alberi distorti lasciano spazio ad una radura ampia, e qui c’è una nuova sorpresa ad attenderti. Nel mezzo della radura c’è una moto ribaltata all’interno di un fosso; a poca distanza il corpo di una persona distesa. Per un attimo speri possa essere Dommie, ma sei costretto a rimanere deluso: la persona distesa, avvolta da alcune imbottiture, è più piccola di Dommie. Probabilmente un viaggiatore che ha preso la buca sbagliata finendo a terra, forse è già morto.
Però quella moto sembra avere un carico pesante. Vedi una latta a terra… probabilmente delle provviste.
E se fosse una trappola? La testa non può che tornarti all’inizio delle tue disavventure. Ora sei una persona diversa da quel ragazzo, hai già ucciso più volte e sei di certo più grosso del guidatore della moto… sempre che sia ancora vivo. Prenderti quelle provviste con la forza, magari la moto può ancora muoversi. E’ un’idea niente male.
E’ anche vero che hai appena avuto dimostrazione di quanto si possa ottenere senza ricorrere alla violenza. Forse dimostrarsi amichevoli potrebbe farti guadagnare sia le provviste che un alleato.

Sei davanti ad un nuovo dilemma.

CAPITOLO SETTE - IENE

Prudenza e circospezione, ti dici. Non sei un barbaro senza cervello che uccide prima di parlare, ma nemmeno ti farai fregare così facilmente come l’ultima volta: darai al viandante una possibilità di affrontare la cosa in maniera pacifica, e se decide di cercare rogne, beh… ha trovato il bastardo sbagliato.
Stringi forte il tuo tubo di ferro e inizi ad avvicinarti piano piano al corpo sdraiato a terra. Da vicino, riesci a distinguerne le vesti: un lungo drappo verde acqua gli fa da tunica, mentre la testa è completamente rasata a zero, e il suo volto sta… sorridendo? Lo sapevi! É sveglio! Gli gridi di tirarsi in piedi, e per tutta risposta lui inizia a ridere. Una risata di cuore, nulla di simile agli orribili latrati della Famiglia.

– Tranquillo, amico mio! Mi alzo, mi alzo… ti stavo tenendo d’occhio da un po’, cosa credi? Ora… che ne diresti di abbassare quel tubo?

L’individuo, sempre col sorriso in faccia, si tira in piedi mostrando

L’individuo, sempre col sorriso in faccia, si tira in piedi mostrando lo Shocker che teneva in mano, coperto da un drappo di stoffa: un Mantis, nientemeno. Una raffica in pieno viso e ora saresti a terra urlando. Ma non sembra avere cattive intenzioni… addirittura, ripone l’arma mentre si avvicina, continuando a guardarti dritto negli occhi.

– Lo sapevo. Non sei una persona malvagia. Mi fa piacere, amico… sarebbe stato spiacevole doverti sparare, non trovi? Ecco, avrai fame. Mangia con me. Condividiamo un po di calore umano in questo mondo orribile, mh?

No. Non ti fidi. É… troppo. Troppa gentilezza. Troppa generosità, Quell’uomo sta cercando di fregarti, fregarti alla grande. Stringi ancora piu forte la tua arma improvvisata, preparandoti a usarla al minimo segno di pericolo.
Come se avesse appena letto la tua mente, il piccolo uomo pelato cambia espressione, accigliandosi.

– D’accordo… non ti fidi. Mi sembra giusto, d’altra parte chi lo farebbe? Facciamo così: mi presento. Mi chiamo Saul, va bene? Sono un Adepto dell’Iride. Secondo Cerchio. Ci conosci? No, certo che no, tu al massimo avrai parlato con qualche svitato del Culto della Santa, o con un Divorato della Rapsodia. A noi nessuno fa mai caso… insomma, per dirla breve: io non sono un sostenitore della violenza. Credo che a questo mondo si sopravviva meglio insieme. E guardandoti negli occhi, mi sono convinto che anche tu la pensi allo stesso modo. Ti sei già fidato altre volte per rimanere poi scottato, eh?

Non puoi evitare alla tua testa di annuire.

– Lo immaginavo. Va bene, è corretto. “La fiducia separa l’uomo dalla bestia, ma il sospetto separa il vivo dal morto”. Una frase del mio maestro. Ora… per dimostrarti che non sono una persona cattiva… prendi!

La sua mano corre allo Shocker riposto nella cintola. Subito alzi il tubo in segno di minaccia preparandoti a uno scontro, ma Saul lo prende, molto delicatamente… e te lo porge.

– Non andrai molto lontano con quel tubo arrugginito, amico. Dai, prendilo. Ne ho altri nella moto. É comunque un viaggio che non potrei affrontare da solo, quindi… scegli tu. O accetti il mio cibo e le mie armi e procediamo insieme, o provi a prenderlo dal mio cadavere… ma se avessi voluto aggredirmi, lo avresti già fatto.

Prendi la tua decisione.
Due lattine di carne sotto sale dopo, Saul ha finito di raccontarti la sua storia. Viene da Mandala, che descrive come la città più bella del mondo, piena di colori e cibi profumati. É partito alla volta di Rad City per cercare qualcosa che chiama “Illuminazione”, e che non riesci bene a capire. Pare abbia a che fare con una sorta di percorso spirituale interiore o roba simile. Non ne hai idea, ma in questo momento sei solo troppo felice per il cibo e la tua nuova arma per preoccuparti di qualcosa.
Rimettete la moto in piedi, dopo averla riparata: roba da ridere. Una gomma bucata e il manubrio piegato, quando stavi con la Famiglia hai visto danni ben peggiori. Visto che ormai si è fatta sera, decidete di passare la notte fra gli alberi prima di ripartire, ed è allora che lo vedi. Quando il tuo giovane amico si toglie le vesti, sulla sua schiena noti qualcosa di strano. All’inizio credi sia un tatuaggio, una sorta di essere serpentiforme rosso… poi guardi meglio. Non è un tatuaggio. É pelle. O meglio… mancanza di pelle. La schiena del tuo nuovo amico è quasi del tutto scorticata.
Ti lasci sfuggire un grido di angoscia, chiedendo a Saul chi potesse avergli fatto una cosa simile. La risposta dell’Adepto ti lascia attonito.

– Oh, questo? L’ho fatto io. Fra i fratelli lo chiamiamo il Drago del Pianto. Ogni giorno, con un coltello rovente, mi rimuovo un pezzo di pelle. L’idea è farlo sembrare un drago, ma essendo sulla schiena è difficile essere precisi. Bisogna farsi guidare dal proprio spirito… comprendi? Credo che non stia venendo nemmeno troppo brutto.

Lo guardi con occhi strabuzzati, chiedendogli se non gli faccia… male.

– Certo. Costantemente. Si infetta subito e a volte non riesco nemmeno a muovermi per il dolore. Cosa pensavi che stessi facendo a terra, quando mi hai trovato? Ma sai come si dice: senza dolore non ci può essere rivelazione, giusto?

Non sai bene cosa rispondere. Quello che sembrava essere la prima persona a posto di questo mondo si è appena rivelata un folle autolesionista. Certo, sembra rivolgere la propria violenza solo su se stesso, ma cosa potrebbe farti se ti trovasse… mancante?
Tormentato da questo pensiero, passi una notte di inferno con lo shocker ben stretto in pugno. Quando finalmente riesci a dormire un po’, è ormai l’alba e il tuo compagno è già in piedi. Nel tuo dormiveglia, senti chiaramente la lama del coltello lavorare sulla sua pelle: il Drago del Pianto si sta espandendo.
Dopo una colazione veloce, decidete di ripartire. La moto porta tranquillamente due persone e Saul è un pilota provetto: coprite un buon tratto di strada, senza alcun problema o vedere nessuno, fino a che, passata una curva, vi trovate di fronte a uno spettacolo orribile.
Cadaveri. Decine. Tutti pieni di ferite, tutti recanti un simbolo sul loro corpo martoriato. Ognuno di loro è stato legato con filo spinato a un diverso palo di ferro, a segnare la strada dinnanzi a voi come una macabra luminaria. Il tuo compagno si lascia sfuggire un’imprecazione, ma la tua angoscia si muta quasi in panico quando riconosci uno dei corpi: sotto le ferite e lo sporco, il corpo di Dommie ti fissa con orbite vuote e senza vita. Dalla sua bocca aperta, penzolano i nastri delle cassette rubate: chiunque lo abbia ucciso, non riconosceva il valore di quelle reliquie, o lo ignorava deliberatamente.
Povero Dommie. Era un vigliacco e un opportunista, ma faceva solo quello che poteva… per sopravvivere. Come te. E ora, chi poteva averlo ridotto così?

– Merda – Saul impreca – Siamo entrati nel loro Dominio. Non mi sono… non mi sono accorto. Pensavo di averli seminati, invece erano sempre stati davanti a me.

Gli chiedi di chi parli, mentre inizi ad armare lo Shocker presagendo il peggio.

– I signori degli Schiavi. Lo Yang di questo mondo. Le bestie delle Vastità… i Bambini Iena!

Quasi a voler rispondere a questa orrida descrizione, motori rombanti prendono vita dagli alberi intorno a voi; cinque motociclisti, vestiti interamente di nero e con caschi integrali sul volto, emergono dalla sicurezza del bosco: portano tutti sui vestiti lo stesso simbolo che vedete impresso sui cadaveri appesi, e impugnano catene e mazze chiodate. Quello che credi essere il loro capo, che indossa una sorta di armatura sulla tuta da moto e un pennacchio sul casco, estrae un microfono da sotto la sella.

– Ci rivediamo, monaco. Hai molto di cui rispondere. Ragazzo! Si, dico a te. Non ho idea di chi tu sia, ma non ho motivo per farti del male. Stai viaggiando con un uomo che ha arrecato danno alla Pace della Iena, causandoci grande dolore e grosse perdite. Scendi da quella moto, consegnaci il nostro nemico, e ti risparmieremo la vita. Così giura Dieter Bluntz, Starosta della Iena.

– Tieniti forte!

Saul sgomma e la motocicletta si lancia in avanti, verso una delle motociclette. Per tutta risposta, il Bambino Iena accelera lanciandosi contro di voi brandendo la sua arma. All’ultimo istante l’Adepto dell’Iride sterza a sinistra, lasciandoti un’occasione unica che non intendi sprecare: il tuo Mantis saetta e spedisce due colpi di Shocker contro il pilota, che viene stordito e perde il controllo della moto, crollando a terra. Mormori fra te e te che, con un po di fortuna, si è spezzato il collo.
Correte via più veloce che potete mentre le altre quattro Iene vi stanno alle calcagna: provi ad abbatterne qualcun altro, ma sono piloti abili e sparare in corsa è qualcosa a cui non sei per nulla abituato. Per tua fortuna loro sembrano non avere Shocker, ma nonostante l’abilità di Saul è solo questione di tempo prima che vi raggiungano.
Il folle inseguimento dura per più di dieci minuti: inizi a pensare che la moto potrebbe anche finire la benzina, o che prima o poi un tubo in testa segnerà la tua fine.

– Non mollano mai… provo a lanciarmi in mezzo agli alberi, magari li seminiamo!

Non sei affatto convinto del piano di Saul: in fondo, l’hai trovato proprio a terra a causa di una buca…forse sei ancora in tempo per consegnarlo. Lo Starosta ha detto di non avere nulla contro di te. Certo, hai steso uno dei suoi, ma era legittima difesa…
Mentre sei immerso in questi pensieri, vedi davanti a voi una piccola struttura in cemento, solida e protetta da una robusta porta in metallo, decisamente un’ottima postazione difensiva. Tuttavia, non è disabitata: parcheggiate di fronte al bunker vedi una decina di moto. Amici o nemici? Altre Iene, forse? O forse da qualcuno ancora peggiore?

CAPITOLO OTTO - GRUPPO

No, non rischierai il bunker: in questo territorio, è molto probabilmente in mano alle Iene, e l’ultima cosa che vi serve è finire fra due fuochi e fare la fine dei topo.
Esorti Saul a prendere il bosco, e il giovane Adepto dell’Iride esegue al volo, sterzando all’improvviso senza dubbio o paura e lanciando nella confusione i vostri inseguitori: la vostra moto non è stata progettata per un simile percorso, ma nemmeno quelle dei Bambini Iena. Vedi con la coda dell’occhio la moto di uno dei vostri inseguitori perdere il controllo su un ramo e finire in un fosso con il suo guidatore. E fuori due.

Gli altri sono un problema più ostico: questo non è palesemente il loro primo inseguimento fra gli alberi e sembrano conoscere ogni curva, ogni tronco e ogni radice del bosco. Il loro capo, quello che si è definito Starosta, è in assoluto il più tenace. Un paio di volte con un attacco rischia di porre fino alla vostra fuga, poi la terza volta lo fa davvero: la sua mazza arriva a colpirti sul fianco. Il colpo non è troppo forte, ma è sufficiente a farvi prendere l’equilibrio; fai in tempo a sperare di non aver appena incrinato una costola prima di colpire il terreno. Cadi di lato, sbalzando Saul che con un urlo perde il controllo della moto; colpisci con la testa un pezzo di tronco e per un attimo la vista ti si riempie di punti bianchi. Cerchi di rimetterti in piedi e vedi le ombre avvicinarsi mentre la vista sfoca per un attimo. Non svenire cazzo… non svenire. Mormori a bassa voce fino a che non torni a vedere chiaramente.
La moto, senza più pilota, si è schiantata contro un albero; non hai molto tempo per sincerarti delle sue condizioni, ma difficilmente sarà un danno riparabile. Pensi solo a tirarti su ed afferrare le tue armi, mentre i sensi tornano ad affinarsi sul ricordo delle tue esperienze di lotta continua. Anche Saul si è ripreso dalla caduta e assieme non potete che aspettare l’arrivo dei motociclisti con le armi in pugno: Shocker e tubo per te, doppio Shocker per lui.

Lo Starosta e i suoi due seguaci rimasti si fermano e vi fissano da sopra i loro destrieri di metallo. Probabilmente giungono alla conclusione che il terreno è troppo accidentato per assaltarvi in sella alle moto senza rischiare di spezzarsi il collo; all’unisono spengono il motore e scendono, armati di tutto punto. Dieter si toglie l’elmo, sotto il quale compaiono due occhi azzurri e un tatuaggio di Iena ghignante a coprirgli tutta la guancia sinistra. Il suo sguardo è severo ma non sembra arrabbiato, forse un po’ deluso, come un padre con un figlio troppo disobbediente.

– Vi avevo intimato di fermarvi. Non l’avete fatto. Siete scappati e avete ferito due dei miei uomini nella fuga, ma io questo lo capisco. Lo rispetto, addirittura. Mostra solo che siete tenaci. Tuttavia, è finita. Avete sconfinato nel Dominio della Iena. Tu, monaco, hai liberato degli schiavi, causandoci grossi grattacapi. Per te non c’è nessuna salvezza. Ma tu, ragazzo… non sono un uomo generoso in genere, ma apprezzo il talento quando lo vedo: ti chiedo ancora di renderci il tuo compagno, e nuovamente garantisco per la tua vita. Accetta l’offerta. Non ce ne sarà una terza.

Guardi Saul. L’Adepto ricambia lo sguardo e fa spallucce, a indicare che accetterà qualunque tua decisione. Ma in realtà sapete entrambi che avete già fatto la vostra scelta quando siete fuggiti. Molto bene: è il momento di vedere se il tempo con la Famiglia ti ha davvero insegnato qualcosa.
Ti scagli contro lo Starosta, fedele alla teoria che una volta abbattuto il capo gli altri dovrebbero essere più deboli. Saul ti fa da copertura con gli Shocker, mirando alle braccia delle Iene che brandiscono le armi. Le vostre stupide pistole non saranno letali come Armivere, ma se usate bene sono ottimi storditori e un colpo ben piazzato su un nervo può dare davvero noia: l’Adepto le utilizza con maestria, dandoti il tempo per affondare un violento colpo di tubo contro il volto scoperto del tuo avversario.

Inutile.
Dieter para il colpo con svogliata lentezza, come un balletto di cui conosce ogni mossa, e risponde con un cazzotto potente al tuo ventre. L’aria ti va via dai polmoni mentre incassi un pugno come non ne hai mai presi prima: questo non è un disperato delle Vastità, o uno storpio Mutante. Di fronte a te c’è un guerriero, addestrato e consapevole, che sa benissimo quello che fa. Approfittando del tuo stordimento, lo Starosta mulina la mazza e ti colpisce in pieno volto. Occhio destro. Un rumore sordo e lo strappo di qualcosa di molto, troppo importante. Con il sinistro vedi solo cadere a terra una poltiglia insanguinata.

La testa ti esplode di nuovo e stavolta è difficile davvero impedire al tuo corpo di svenire o di vomitare lì sul terreno. Il tuo avversario si allontana, tornando verso la moto, non considerandoti più un problema, un’atteggiamento che fa crescere la rabbia dentro di te.
Lo vedi prendere qualcosa nella borsa, vedi porgerlo ad uno dei suoi compagni che si avvicina brandendo un grosso coltellaccio sporco. Il tuo campo visivo resta ridotto, uno strano senso di mancanza di profondità aumenta il tuo dolore alla testa. Vedi che l’ultima delle Iene sta costringendo Saul in un angolo.

Poi vedi cosa lo Starosta ha passato alla Iena che si sta avvicinando. E’ una grossa catena.

Nel momento in cui l’uomo con la catena si china su di te tutto scorre di nuovo davanti al tuo unico occhio. Gli orrori della Famiglia, il Pacco Regalo, l’essere considerato uno schiavo, un’animale, una cosa. In quel preciso momento qualcosa nella tua testa si rompe del tutto: la paura.
Urli tutta la tua rabbia, urli che non tornerai ad essere uno schiavo, ed il tuo corpo scatta rapido. La mano trova il tubo a terra e lo abbatti sul braccio teso della iena; senti l’inquietante rumore di ossa che si spezzano mentre la mano dello schiavista si apre lasciando cadere il coltello. La lama non tocca neppure terra, la afferri con la sinistra, un gesto rapido, orizzontale, e la gola della Iena erutta in una fontana di sangue.
Con un tonfo cade a terra mentre il suo sangue rovente ti inonda il viso. Noti lo sguardo dello Starosta cambiare, come quello di un’uomo che osserva una belva. Dalla sua sacca estrae un grosso pezzo di lamiera affilato e tagliato in modo da formare un machete.
Non parla più Dieter, attacca direttamente.

Ma stavolta non hai più paura di morire. Usi il coltello per deviare il suo colpo, ruoti su te stesso con una rapidità che non credevi di avere e colpisci con il tubo. Il colpo fende l’aria fino a colpire la nuca del tuo avversario, non più protetta dall’elmo. Impatto, qualcosa che si rompe. Vedi lo Strarosta incespicare ma non cadere, ma non vuoi più dargli tempo di preparare un attacco con maestria.
Ti lanci su di lui, pugni, grida, morsi. Senti il sapore metallico del sangue sul palato e alla fine lo scontro è diventato una mischia tra animali, tra fiere violente. Non sai dove è finito il tuo tubo, non ti interessa. Afferri una pietra e colpisci al volto.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
Perdi il conto.

Alla fine ti rendi conto di stare colpendo qualcosa di molle e immobile. Prendi fiato e tutto il dolore delle ferite e dell’occhio arriva a pagare il suo tributo. Ti accasci accanto al corpo di Dieter. Arriva l’oscurità.

Ti risvegli dopo… chissà quanto? Sei totalmente indolenzito e la tua emicrania, se possibile, è peggiorata. L’occhio destro ti pulsa in maniera terribile, e quando vai a toccarlo, senti un vuoto che ti terrorizza. D’ora in avanti, dovrai cavartela con l’unico occhio che ti resta.
Ti giri su. Quasi vomiti, quando deglutisci e senti il sangue scorrerti in gola. Sangue non tuo: a fianco a te, il corpo dello Starosta giace immobile, la bocca aperta, la gola dilaniata da un morso e la parte superiore del cranio ridotta ad una poltiglia. La sua armatura e il suo vestito, curiosamente, sono scomparsi. Ti chiedi chi possa averli presi, poi ti giri e vedi Saul con un sorrisone in fronte e una corazza nuova.

– Lui non ne aveva più bisogno, in fondo!

Il tuo amico si è preso cura dell’ultimo rimasto. Fedele ai suoi principi non lo ha ucciso, solo legato dopo averlo stordito a colpi di Shocker. Di nuovo, lo strano codice morale del monaco ti lascia interdetto, ma forse è meglio così: un prigioniero si può interrogare, al limite lo ucciderai dopo.
La Iena, però, non sembra ne’ spaventata ne’ disposta a collaborare. Ti fissa semplicemente, senza abbozzare una fuga o una reazione. Quando gli chiedi quanti sono e quanto è vasto il loro territorio, nemmeno ti risponde. Qualsiasi sia il modo in cui si addestrano queste Iene, funziona maledettamente bene.
Stai accarezzando l’idea di ucciderlo e proseguire, quando senti dei rumori provenire alle tue spalle: ti giri con lo Shocker pronto, ma non sono Bambini Iena quelli che appaiono dalle fronde… o almeno non credi.

Tre persone, un uomo e due donne: l’uomo indossa un’armatura fatta di materiale di recupero e pneumatici che per qualche verso ti ricorda Galvax, ma il corpo gracile che riveste non ha nulla a che vedere col colosso muscoloso che ora è chissà dove con l’Autocombustione; a tracolla ha una borsa enorme e chiaramente pesante che trasporta a fatica, macchiata di olio e grasso.

La prima ragazza ha un abito leggero che lascia poco all’immaginazione, più o meno pulito considerando lo stato medio dell’abitante delle vastità. I lunghi guanti e la gonna, strappata in modo da non intralciare i movimenti, attirano la tua attenzione anche più degli occhi verdi, del suo volto imbronciato e dell’evidente segno delle radiazioni che le devasta il collo. Una mutante, ma la lancia che porta sulla schiena, ricavata da un bastone ed un pezzo di lamiera affilato, la identifica come una guerriera.

La seconda è coperta interamente da una corazza verde scuro, indossa un respiratore metallico e nonostante abbia le mani alzate come i compagni puoi vedere chiaramente lo Shocker di prima classe che le pende dallo zaino, assieme a coltelli, granate e una quantità impressionante di borse e tasche: fra i tre, sembra la più pronta a viaggiare in questo mondo desolato. E’ lei che prende la parola per prima, con un tono di voce tranquillo e che ti appare sincero.

– Ragazzo, tranquillo. Non vogliamo in nessun modo causare problemi, qui siamo tutti sulla stessa barca. Vogliamo solo raggiungere Rad City, come voi, e abbiamo deciso che per attraversare il territorio delle Iene era meglio viaggiare insieme. Solo che al posto vostro, abbiamo preso direttamente la via per i boschi… magari ci avreste dovuto pensare anche voi eh!

Non abbassi l’arma.

– Magari ci presentiamo, che dici? Io sono Beth, dei Quicksilver Snakes, una delle squadre dei Ranger, conosci i Ranger? Vengo da Dash Town. Il piccoletto lì è Lance, si definisce un inventore. É comodo averlo intorno, sai? Sa combinare un sacco di cose con quello che trova il nostro Prebellico, ma non chiedergli di usare uno Shocker. Per ultima, la mia amica è Brandy delle Spose, e non ama troppo le teste di cazzo, ma non mi sembri il tipo che crea problemi alle signore. Ci dite i vostri nomi, per favore?

Glieli dite: dopo lo scontro ti rendi conto di non avere la minima possibilità contro tre avversari armati, inoltre Beth è stranamente convincente. Vi raccontate anche le varie peripezie che vi hanno condotto fin qui, e scopri che non sei l’unico ad aver avuto esperienze infernali. Tutti i tuoi compagni hanno storie di dolore e sopravvivenza, e sono riusciti ad arrivare fin qui grazie a risorse personali e alla collaborazione di esseri umani meno schifosi della media; mentre accetti che Beth ti dia una sistemata all’occhio ti rendi conto che anche tu, nonostante tutti i problemi, non ce l’avresti mai fatta senza Dommie, Galvax e Bikini. Quando ripensi al medico e alla sua fine, senti una fitta al cuore. Era uno stronzo, un’opportunista ed un mezzo traditore, ma le sue mani ti hanno curato proprio come ora sta facendo Beth, ma con più delicatezza. Era solo un figlio di questo Dopomondo del cazzo.

Beth, palesemente il capo del trio, ti racconta di aver osservato il vostro scontro coi Bambini. Erano pronti a intervenire, ma non gliene hai dato il tempo grazie al tuo attacco selvaggio. Poi la gentilezza di Saul nei confronti dei prigionieri li ha convinti a uscire dalla copertura e a proporvi di continuare il viaggio insieme.

– Visto che sembri essere particolarmente capace a sopravvivere – ti dice – come pensi di proseguire? Potremmo lasciarci tutto questo alle spalle e continuare nei boschi, anche a piedi Rad City è piuttosto vicina. Oppure, come ha fatto il buon Saul, ci freghiamo i vestiti di questi allegroni e ci spacciamo da Iene per attraversare il loro territorio comodamente in moto. Ah, oppure potremmo andare a vedere cosa c’era in quel bunker, ora che siamo in 5 e belli armati secondo me ce la possiamo fare… magari hanno armi e veicoli migliori!

Pensi un attimo alle alternative e senti un peso nuovo: stavolta non stai seguendo i consigli di qualcuno, stavolta sono loro a dipendere da te. Qualcosa è cambiato con lo scontro di prima, devi prendere una decisione che riguarderà anche loro.

I tuoi pensieri vengono interrotti da un rumore gorgogliante. Il famigliare suono di polmoni che si svuotano di tutta l’aria in maniera violenta. Ti volti e vedi Brandy, la bella Brandy, che stringe la sua lancia con la quale ha appena trafitto il vostro prigionieri. L’uomo gorgoglia qualcosa di indistinto mentre il suo corpo è attraversato per alcuni secondi dalle convulsioni prima di fermarsi e non muoversi più. Tutti restano immobili ad osservare l’esecuzione a sangue freddo. La Sposa sputa sul cadavere dell’uomo mentre pulisce la lancia.
– Uno stronzo in meno. Ci avrebbe dato solo problemi, e le Iene è sempre bene averle davanti fredde e orizzontali – senti la sua voce, sarebbe delicata ma appare come carica di rabbia, come se l’uomo a terra fosse qualcuno che odia con tutta se stessa.
– Andiamo avanti. Lance hai qualcosa da mangiare? Devo rifarmi la bocca.

Si, decisamente hai dei nuovi compagni, ma forse la mossa di Brandy è la migliore: l’uomo non sembrava intenzionato a parlare e lasciarlo indietro era decisamente pericoloso. Sei un assassino anche tu, ma ti chiedi se saresti in grado di uccidere qualcuno così a sangue freddo.

CAPITOLO NOVE - CATENE

Ti guardi in giro e valuti attentamente le tue opzioni: siete cinque. Armati fino ai denti. Tutti guerrieri esperti, per quanto il tuo istinto suggerisce. E il viaggio verso Rad City, per quanto breve, può essere ancora pieno di insidie.
Il cibo di Saul non basterà, e non vuoi dipendere troppo da questi sconosciuti: l’assalto al bunker sembra un’idea ragionevole tutto sommato, considerando che cinque Iene sono già morte. Quante ce ne potranno mai essere? Sempre ammesso che l’edificio sia in mano loro, ovvio… potrebbe non essere così.

I tuoi compagni concordano tutti, tranne Saul che avrebbe preferito muoversi prima possibile ma che comunque accetta la decisione della maggioranza senza troppe lamentele. Ci mettere una mezz’ora a tornare indietro, muovendovi lentamente e con la massima prudenza, dopo aver saccheggiato tutto ciò che era anche solo minimamente di valore dai vostri nemici ora morti.
Tu e Beth aprite il gruppo, e non puoi fare a meno che meravigliarti dell’innata abilità della tua compagna nell’aggirarsi fra i boschi in totale silenzio, frutto sicuramente di una esperienza maturata in mesi, se non anni, di perlustrazioni.

Quando giungete in vista del vostro obiettivo, le notizie non sono delle migliori: tre Iene lo stanno pattugliando, Shocker alla mano. E addio alle speranze di trovare un territorio neutrale e tranquillo.
Stai già pensando a come agire per neutralizzare le guardie in perfetto silenzio, ma la tua compagna ti anticipa, mettendoti un dito sulle labbra e lanciandoti un occhiolino di intesa. Si volta indietro e fa cenno a Lance e Brandy di avvicinarsi, sempre senza una parola. Sei affascinato dal loro modo di comunicare fatto di gesti e sguardi, che solo una lunga cooperazione ha potuto creare. I due fanno un cenno d’assenso col capo ed estraggono le loro armi: lancia per Brandy e una strana arma per il piccolo inventore, all’apparenza una semplice mazza di ferro, ma percorsa da fili elettrici e collegata a quella che immagini essere una batteria. Quando preme un tasto rosso sull’impugnatura, la mazza emette un lieve ronzio, che il tuo compagno approva con un gran sorriso.
I due compiono gli ultimi passi che li separano dal bunker utilizzando la copertura della vegetazione, finchè non è troppo tardi per le guardie ignare: la prima viene colpita in pieno dall’arma di Lance, e vedi il suo corpo dibattersi per un secondo attraversato da una scarica elettrica di grande potenza. Cade a terra come morto, senza nemmeno essersi reso conto di essere stato colpito. I suoi compagni hanno a malapena il tempo di rendersi conto che qualcosa non va quando la lancia della Sposa attraversa da parte a parte la gola del primo, uccidendolo all’istante, prima di essere rimossa e usata per decapitare il secondo. Non paga, la guerriera si volta verso la sentinella stordita da Lance e, dopo averle sputato addosso, le trafigge il cuore. Non hai il minimo dubbio che l’odio che la ragazza provi per le Iene vada molto oltre questioni di sopravvivenza: per lei, è una questione personale.

 

Tu, Saul e Beth uscite allo scoperto e vi muovete rapidamente verso il bunker, mentre Lance sta già armeggiando con la porta: è una vecchia serratura chiusa da un pesante lucchetto in ferro, un ostacolo che il ragazzo sistema con una facilità quasi imbarazzante: da una delle molte tasche dello zaino estrae un paio di tronchesi, e tanti saluti. L’efficienza del gruppo ti sta facendo capire due cose: che finora sei stato molto fortunato a sopravvivere, e che avere tanti amici specializzati in cose diverse è una bella cosa. In effetti, finora hai quasi sempre viaggiato, volontariamente o meno, con grandi gruppi legati a questa o quella fazione, ma una variegata associazione di persone con esperienze diverse ma scopi comuni può essere vincente.
Aprite la pesante porta: il bunker al suo interno mostra una luce fioca, alimentata da qualche lanterna e una decina di candele, e appena spalancate l’ingresso siete accolti da alcuni gridi allarmati. I vostri occhi ci mettono qualche attimo ad abituarsi al buio, e all’interno vedete uno sparuto gruppo di persone, tutte magre e deperite, con al collo pesanti collari di metallo. Intorno a loro, quella che ha tutta l’aria di essere un officina: macchinari, chiavi inglesi, bombole di ossigeno e una forte puzza di grasso per motori.

– Vi prego, non uccideteci! Scambio! Scambio! Volete fare uno scambio?

A parlare è uno degli uomini, che spicca fra gli altri per i suoi capelli bianchi molto lunghi. Brandy prende la parola, avanzando nella stanza con la lancia protesa in avanti.

– Scambio? Che cosa dici, vecchio? Siete liberi! Scappate! I Bambini torneranno presto, lo sapete benissimo!

Il vecchio, confuso, sembra non aver nemmeno sentito lo sfogo dell’energica guerriera. Dopo qualche secondo in silenzio ripete:

– … Scambio? La signora vuole un nuovo Shocker? Ne abbiamo di ottimi… 3 bossoli, signora, 3 bossoli e le daremo un’arma formidabile, un fulmine di morte, si si…

– Non mi avete sentito, idioti? Uscite! Fuori! Lance, taglia quelle catene, questa gente non può restare qui! Forza!

Ma il Prebellico non sembra voler obbedire a quell’ordine rabbioso. Anzi, si avvicina ai disperati ed estrae dalla sua gigantesca borsa una mancata di bossoli e un piccolo congegno elettrico che non riconosci. Uno dei più giovani abbozza un sorriso e gli si avvicina con una cesta di oggetti metallici e un sacco colmo di cibo, soprattutto gallette e carne secca, e i due iniziano a trattare come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Persino tu, Beth e Saul non sapete bene cosa fare e restate a fare da spettatori a questo surreale commercio, che viene interrotto da un’altra prigioniera, che si avvicina a Brandy tremando come una foglia.

– Mia signora, io… noi… noi non vogliamo scappare. Eravamo una piccola comunità isolata, bravi con le macchine ma troppo malati. I mutanti ci avevano fatto a pezzi. Noi… siamo sopravvissuti solo noi. La pace della Iena ci protegge. Loro ci sfamano, ci danno un posto sicuro dove stare, e in cambio noi ripariamo armi e veicoli. Mia signora… ci lasci stare, la prego! Possiamo scambiare! Abbiamo molte cose belle!

La Sposa resta interdetta, ma vedi che stringe così forte la lancia che le mani gli stanno diventando livide per lo sforzo: per il suo spirito, il poter scegliere di essere schiavi è un insulto, una bestemmia.
Stai per unirti al discorso quando da lontano sentite avvicinarsi il rumore di motori: altre Iene! La cosa inizia a diventare estremamente preoccupante… e non solo per te. Il vecchio sbianca in volto e inizia a tremare, così forte che quasi crolla a terra per la paura.

– I padroni… i padroni stanno tornando. Se vi vedono qui, ci puniranno. Oh no… noi non abbiamo fatto niente, niente! Volevamo solo qualche scambio, tutti vogliono solo scambi!
Guardi Beth e Saul, che fanno cenno ai prigionieri contemporaneamente ma sei piuttosto certo con intenti differenti: Saul intende proteggerli, la brava Beth usarli come scudi per garantirvi la fuga.

Ovviamente c’è una terza opzione: le moto all’ingresso. Potete usarle per fuggire prima che arrivino i rinforzi, ma dovete muovervi davvero in fretta.

CAPITOLO DIECI - SACRIFICIO

Il rumore dei motori si fa sempre più vicino: forse sareste ancora in tempo a fuggire, ma… in effetti ne dubiti. Quante Iene ci saranno li fuori? Quanto arrabbiate? Armate come? No no, la cosa migliore è chiudersi dentro. Questo è un bunker solido, e pieno di roba. Sei sicuro che in cinque potete tenerlo e causare agli assalitori abbastanza perdite da farli ripiegare. Si, è l’idea migliore.
Non tutti i tuoi compagni la pensano così: Brandy in particolare ti urla contro che non vuole morire come un topo in gabbia, ma uscire e affrontare le Iene lancia in pugno. É Beth a calmarla, convincendola a restare dentro assieme a tutti voi. Gli sguardi fra le due ragazze ti fanno intuire che il loro legame sia ben più di quello fra due sopravvissuti che si sono incontrati per caso.
Ma ora non hai tempo per approfondire meglio i legami fra compagni: Saul ha già trovato la posizione di rito migliore vicino a una delle piccole finestre, e Lance sta arrabattandosi con tutto il materiale a disposizione per creare qualcosa che vi possa dare un po di vantaggio, come una bomba o simili. Gli schiavi, terrorizzati e sicuri che chiunque vinca per loro andrà malissimo, si sono rannicchiati in fondo al bunker, stretti l’uno all’altra, a gemere e piangere sul pavimento.
Estrai il tuo Shocker. Il Prebellico lo guarda con un espressione di disappunto, scuote la testa e ti porge qualcosa di decisamente più grosso e pesante: uno Shocker Centipede, che teneva casualmente nello zaino, come fosse un banale pezzo di ferro. Lo imbracci, controlli il caricatore: trenta colpi. Abbastanza da spaccare qualche testa di Iena.

Chiedi al tuo amico perchè non imbracci lui stesso il Centipede, ma l’unica risposta che ottieni è una risata sarcastica.

– Io non uso questa merda, amico mio!

Ed estrae una piccola balestra dai dardi in metallo.

I mototri si fanno piu forti, poi si fermano di colpo. Sono arrivati. ne conti una decina, un numero preoccupante ma non impossibile da gestire con questa difesa. Nessuno mostra i segni di comando, quindi supponi che fosse Dieter il boss della zona. Uno di loro però, probabilmente il più intraprendente o quello più assetato di potere, prende l’iniziativa: da sotto la sella estrae un oggetto che non riconosci, una sorta di cono metallico, e lo porta alla bocca: quando parla, la sua voce è assordante.

– Avete violato la Pace della Iena! Questo non sarà tollerato. Arrendetevi ora e vivrete come schiavi. Combattete, e sarete tutti uccisi dopo molto, moltissimo dolore.

Beth risponde per tutti: una raffica di colpi di Shocker estremamente precisi travolgono il corpo della prima Iena: tre colpi, tutti e tre sul cranio. Il terzo ricompensa il tiratore con un soddisfacente CRACK, a significare che l’impatto è stato troppo per la sua testa tatuata.
Gli altri si lanciano all’attacco: protetti da rozze armature, molti con un elmo, tutti armati fino ai denti, affrontano la tempesta di colpi che gli sparate senza subire grandi perdite: noti con dispiacere che molti hanno imparato come te ad assorbire i colpi delle vostre armi, un paio hanno addirittura piccoli scudi con cui proteggersi. Tuttavia, Saul e Beth sono tiratori mostruosi, dei veri assi con gli Shocker, e qualche Iena cade a terra con danni spero sufficienti a non farlo rialzare più.
Ma gli altri arrivano, e iniziano a fare breccia. Avete rinforzato la porta alla bell’e meglio, ma qualunque serratura originariamente proteggesse il bunker è stata devastata dal tempo e la facilità con cui Lance è entrato dimostrano solo che è questione di tempo prima che sfondino.

– Non ce la faremo.

Non è una domanda, quella che Saul rivolge a nessuno in particolare. Il monaco semplicemente sa che morirete, i numeri sono schiaccianti e inevitabili. Lo sai anche tu. Solo Brandy sembra tranquilla, come se la morte fosse un semplice inconveniente.

Vi preparate. I colpi delle Iene si fanno più forti, e imbracciare gli shocker quasi scarichi pronti a spaccaglieli sulla testa.

Sei così teso che non ti accorgi della mano di Saul sulla tua spalla. Quando ti volti, l’Adepto sorride.

– È stato un piacere incontrarti.

Succede tutto in un attimo. La porta si spalanca. I Bambini Iena, furiosi, si gettano su di voi. Saul corre loro incontro, brandendo qualcosa in mano… sembra proprio… proprio…

L’esplosione quasi ti assorda e il lampo ti acceca. Sangue e carne schizzato ovunque, mentre un fumo spesso e un odore terribile avvolgono l’aria.

– quel pazzo… dove aveva trovato… quella…

Lance non riesce a parlare, scosso da tosse e adrenalina. Capisci che il sacrificio del tuo amico sarà inutile se non vi sbrigate: ti carichi il Prebellico in spalla e fai segno alle ragazze di uscire, approfittando della confusione.

Fuori è il panico: le iene stanno accorrendo, ma sono scosse e confuse, impaurite dal fatto che potreste avere altre granate. Ne approfittate e correte alle moto parcheggiate, appoggi Lance dietro di te e dai gas: le ragazze fanno lo stesso.

Stai quasi per gridare vittoria. QUASI. Poi senti Brandy urlare e ti volti nella sua direzione: uno dei bastardi le ha lanciato qualcosa. Un coltello. La senti imprecare e tenersi il fianco, ma Beth non accenna a rallentare: curerete la vostra compagna quando sarete al sicuro.

Fuggite per più di un’ora prima di cominciare a convincervi di avercela fatta. Nessuno vi segue, la boscaglia si dirada e di fronte a voi, in lontananza, iniziate a scorgere un insieme di case e fabbriche. Silenziosamente vi fate tutti la stessa domanda: che sia quella, Rad City? Siete infine giunti alla tanto agognata meta?

Vi fermate e scendete dalle moto: la situazione non è delle migliori. La ferita di Brandy è profonda e sanguina ancora, e tutto quello che potete fare è tenerla stretta usando bende sporche. Mai come in questo momento avresti voluto avere Dommie con te, ma il pensiero del medico morto con i nastri delle cassette conficcati in gola non ti è di nessun conforto.

Beth, la razionale ed esperta Beth, sta per andare in panico: continua ad asciugare la fronte sudata della sua compagna e a cercare di mormorare parole di conforto, ma è chiaro che teme il peggio: nessuno di voi ha medicine, tutte terminate durante la vostra marcia disperata.

Lance sta per convincersi ad operare d’urgenza, richiudendo la ferita con del cavo elettrico per tenere la tua compagna viva durante l’ultimo tratto, quando vedete avvicinarsi qualcuno: ancora lontano, nei boschi, ma si avvicina. Una piccola carovana di persone, sei o sette in tutto, uno dei quali porta un simbolo che riconosci all’istante: la Fiamma dell’Autocombustione.
Tuttavia, al contrario degli ampollosi sacerdoti lanciafiamme che hai incontrato questo sembra vestito in maniera molto piu sobria, come un normale abitante delle Vastità. Gli altri indossano armature leggere ma solide, adornate dal simbolo di qualcosa che pensi essere un animale che non hai mai visto: una sorta di testa di cane rossa. Due di loro trasportano un carretto carico di materiale disparato, fra cui valigie, casse e un paio di stie con due polli starnazzanti, mentre i restanti impugnano Shocker a lunga gittata e si guardano in giro.

– Mercanti – dice Lance.
– Bah. Milizia… la feccia dei nostri – aggiunge Beth.
– Ci parlo io – continua il Prebellico, – magari hanno degli antibiotici! Possiamo trovare qualcosa per curare Brandy!

Ma la tua amica non sembra essere d’accordo.

– Quelli non vogliono commerciare, ci vogliono fare la pelle, te lo dico io. Meglio attaccare… li ammazziamo e gli prendiamo la roba.

Entrambi i compagni ti guardano, mentre Brandy continua a gemere dal dolore.

CAPITOLO UNDICI - COMPROMESSI

Ogni smorfia di dolore e gemito di Brandy ti trafigge l’anima e la coscienza. Non puoi permettere che tutto vada nel peggiore dei modi, è troppo importante arrivare tutti quanti sani e salvi a Rad City e non vuoi vedere un altro dei tuoi compagni morire davanti ai tuoi occhi.
Ti scambi uno sguardo d’intesa col Prebellico e indichi la carovana degli Ardenti che pare capitata giusto in tempo, come se fosse un segno che la fortuna non vi ha ancora abbandonato del tutto.
Chiedi a Beth di rimanere a proteggere Brandy mentre tu e Lance andrete a contrattare. Ignori deliberatamente le proteste della Sposa, liquidandola in fretta e ottenendo come risultato un altro gemito di dolore misto rabbia. Concordate anche che in caso di pericolo evidente, data la vostra inferiorità numerica e offensiva, possono liberamente mettersi in salvo con una delle moto e lasciarvi lì.
Mentre ti avvicini in direzione della carovana, ti rendi conto che mai come adesso hai portato dentro di te così tanta disperazione. Senti che se ti chiedessero di umiliarti lo faresti, che se le tue intuizioni fossero sbagliate non avresti neanche il tempo di reagire e diverresti una chiazza sul terreno polveroso in men che non si dica. Pensi che stai andando volontariamente a consegnarti alla morte stessa mentre copri gli ultimi metri prima di avvicinarti, mentre gli Shocker della Milizia ti tengono sotto tiro.

Spegni la moto. Alzi le mani. Lance prende l’iniziativa.
– Siamo qui per contrattare
-…e noi siamo qui per vendere!
Risponde una voce dietro alla fila di armi che si abbassano.
Un uomo basso e goffo emerge dal gruppo di guardia e ti si avvicina.
Al contrario di tutti coloro che girano per le Vastità, riconosci che quella persona è conciata in modo decisamente bizzarro: un malconcio gilet di pelliccia blu, una camicia ingiallita col colletto a becchi e un fazzoletto di stoffa violaceo attorno al collo su cui spicca il simbolo cremisi dell’Autocombustione incorniciano il piccolo uomo. Ma quello che più ti stupisce e ti fa rabbia allo stesso tempo è il fatto che sia maledettamente in carne.

-Sono Hector Bennimar, Mercante della Chiesa dell’Autocombustione Interiore. Abbiamo armi, viveri, altre armi, informazioni utili, ancora armi, qualche medicina blanda e per finire di nuovo armi. Il tutto al giusto prezzo per il giusto scambio!

Lance abbozza un sorriso di evidente sollievo e scende dalla moto, tu fai lo stesso ed entrambi vi avvicinate.
Chiedete degli antibiotici per una vostra compagna ferita, ma il mercante scuote la testa: ha solo dei disinfettanti, qualche benda e del filo da sutura. Poco rispetto a quanto vi aspettavate ma comunque abbastanza per poter continuare la marcia. Hector stesso si offre sotto pagamento di ricucire la ferita di Brandy ma declini gentilmente l’invito, non ti fidi delle mani tozze e della sete di affari dell’uomo.
Poi uno degli uomini della testa di cane rossa prende parola.

-Quello non è il guercio che cercano le Iene?

Panico.
Il tuo primo istinto é allungare la mano verso lo Shocker, ma sai già che la battaglia sarebbe persa in partenza.

-Lo so, è per questo che il giusto prezzo si alza. Girano con una mutante ferita, e una blanda speranza di sopravvivenza è tutto quello che avranno. Ringrazi il fatto che c’è un Prebellico assieme a lui, ho un debito di vita con un certo Galvax e gli ho giurato che non avrei mai negato una trattativa a uno della sua gente.

La repentina risposta di Hector mista a una risatina divertita fa più male di una scarica di proiettili. Almeno ti rincuora che il gigante col quale hai affrontato parte del tuo viaggio sia sano e salvo da qualche parte a Rad City.
Pagate quanto dovuto: dieci bossoli, tre scatolette di carne e il Centipede scarico, assieme all’orgoglio. Un furto a mano armata sarebbe stato più economico.
Il mercante prima di congedarvi fa un ultimo commento.

-Tanto siete già tutti morti, quindi posso dirvelo gratuitamente. I territori della Iena sono vasti ma limitati, e in particolare questo confina con Rad City. C’è un patto di non belligeranza una volta attraversato il confine, magari la vostra compagna muore e voi vi salvate da chi vi cerca! Grazie, tornate a comprare da noi quanto prima!

La rabbia ti pervade, vorresti prendere a pugni quel viso grasso e odioso, ma non puoi fare diversamente dal voltarti e andartene.

-Ehi guercio! Rad City é dall’altra parte! Vuoi morire davvero?

I Testa-di-cane-rossa ti scherniscono e non hai idea di cosa ti stia trattenendo dal perdere il controllo, ma almeno sai con certezza cos’è che vedevi in lontananza.
Tornate più in fretta che potete al punto dove avete lasciato le donne e iniziate a medicare Brandy.
Nel mentre fate il punto della situazione: oltre il confine dei territori della Iena c’è Rad City. Vi cercano, quindi la zona sarà sicuramente pattugliata. Un buon modo per andare oltre è sfruttare le prime luci del mattino approfittando della stanchezza delle pattuglie, su questo concordate tutti quanti, anche perché le cure provvisorie stanno solamente ritardando l’inevitabile, ed è bene sbrigarsi.
Dopo qualche ora di riposo riprendete il viaggio.
Al calar del sole, in lontananza, scorgi quello che sembra l’ultimo ostacolo prima della salvezza.
Non appena decidete di accamparvi per attendere la notte, Brandy crolla a terra.
Beth immediatamente si getta sul suo corpo per accertarne le condizioni.

-Ha la febbre alta, il viaggio forzato ha aggravato la ferita, dobbiamo disinfettare di nuovo e cambiare le bende.

Mentre Lance prepara la zona, silenziosamente aiuti Beth a curare la compagna.
È lei ad un tratto a iniziare a parlare.

-É sempre stata incline ad ammalarsi, probabilmente a causa della mutazione. Ogni piccolo taglio che si faceva ci metteva sempre più del dovuto a guarire. Anche la prima volta che la incontrai era a un passo dalla morte. Stava fuggendo da un paio di membri della Famiglia, a quanto mi aveva raccontato si era appena conclusa un’operazione di recupero di una loro Sorella in non so quale covo di schiavi. Feci fuori quei due bastardi che le stavano dando la caccia puramente per simpatia, e non appena si avvicinò per ringraziarmi svenne come qualche minuto fa. Da quel giorno ci copriamo le spalle a vicenda, è bello avere qualcuno su cui contare.

Le parole di Beth ti scaldano il cuore per un secondo, poi ti rendi conto che il tempo è poco e che c’è molto da fare.

CAPITOLO DODICI - PROFESSIONISTI

Non avete tempo, questo lo sai. E ogni minuti che passate nel territorio della Iena è un minuto in più in cui rischiate di essere scoperti. Lo dici a Beth e gli altri, e tutti si mostrano d’accordo: è l’opzione migliore anche per Brandy, che non sarebbe assolutamente in grado di reggere un combattimento.

Riposate il minimo che serve e trangugiate le ultime razioni, prima di caricarvi di nuovo tutto e partire per l’ultimo tratto del viaggio. Nei dintorni, di Iene non c’è traccia: forse hanno rinunciato, forse sono ancora impegnati con quella rivolta di schiavi che avevano detto provocata da Saul. Saul… quando ripensi all’Adepto dell’Iride, ti si stringe il cuore. Lui e Dommie non vedranno mai Rad City, e questo ti sprona ad arrivarci prima possibile, anche per loro.

La prima parte del viaggio è tranquilla: tu porti Lance e Beth carica la sua compagna dopo averla legata a sè, per assicurarsi che non cada. Una soluzione che sarà davvero terribile in caso di scontri, ma la Cercaterra è stata inamovibile: non correrà il rischio di farla cadere.

Attraversate gli ultimi alberi, uscendo dal bosco per attraversare quello che sembra un’enorme discarica: rottami di macchine, lamiere e migliaia di oggetti di cui ignori l’utilità, tutti lasciati sotto il sole per una sepoltura di ruggine e polvere. Non puoi fare a meno di pensare due cose: che questo sia tutto ciò che rimane di chi non riesce a raggiungere Rad City, e che queste pile di rottami sarebbero perfette per un’imboscata.

Con tuo immenso fastidio, sei stato facile profeta: nemmeno a metà percorso sentite l’ormai familiare rumore di motori alle vostre spalle: le Iene vi hanno trovato, o più probabilmente vi hanno preceduto per tendervi un’imboscata, da veri sciacalli. Ne conti una ventina, probabilmente tutte quelle rimaste in zona. É evidente che ormai è una questione personale.
Accelerate: uno scontro non è nemmeno lontanamente un’opzione, ma una fuga non è impossibile. Lance si gira e con la sua balestra trafigge il casco di una delle Iene, bucandogli il visore e mandandolo a schiantarsi contro un altro compagno. La confusione vi da qualche altro secondo di vantaggio. Forse ce la farete davvero.

Forse.

Ti bastano cinque minuti per capire che non è così. Sono troppi, e voi avete già consumato praticamente tutta la benzina. Siete morti, semplicemente troppo stupidi per poterlo accettare. Ah, fanculo: se dovete andarvene, ve ne porterete parecchi con voi. Devi vendicare Saul, devi proteggere Brandy, devi mostrare a Beth e Lance che non hanno sbagliato a fidarsi di te. Morirai coperto dai cadaveri delle Iene. Stringi il tuo tubo e sussurri una preghiera a Santa Curie, come il sacerdote che ti aveva salvato la vita. In fondo, non è male credere in qualcosa.

Ma a quanto pare, il Paradiso Gamma dovrà attendere: d’improvviso, la maggior parte dei Bambini Iena si ferma, quasi inchioda cadendo a terra pur di frenare. Soltanto tre moto continuano, quelle più vicino a voi. Strabuzzi gli occhi mentre ti volti indietro, e capisci il gesto solo quando ti guardi nuovamente avanti: ora lo vedi. Chiaro, davanti a te. Vernice su metallo, un cartello enorme in mezzo al niente, contornato da teschi, ossa e cavi elettrici.

 

BENVENUTI A RAD CITY

Ce l’avete fatta. L’avete raggiunta, per la miseria! Questa… questa è Rad City! Quindi, le Iene non possono entrare… ma allora perchè alcune vi inseguono ancora? Lo sai benissimo, in realtà: un’infrazione non è tale finchè non viene scoperta, e quei bastardi sono convinti che la faranno tranquillamente franca. Cinque minuti di sconfinamento in cambio di una dolce vendetta, chi mai verrà a saperlo?
Ma se questo era il piano delle Iene, allora saranno decisamente disilluse. D’improvviso, l’assordante rumore di una sirena sovrasta il rombo dei motori, sicuramente progettata per suonare all’attraversamento del cartello. Un’altra moto si convince e torna indietro, ma le ultime due continuano l’inseguimento, troppo vicine per fermarsi ora. É il loro ultimo errore.

Una raffica di colpi Shocker travolge gli inseguitori, mandando le loro moto a schiantarsi sul terreno. Da dietro robuste pareti di lamiera, li vedi uscire, protetti dalle loro armature nere e col volto coperto dalle maschere antigas bianche. Si muovono precisi e sicuri, i simboli delle croci nere in campo rosso ben visibili nelle prime luci dell’alba. Sanno perfettamente quello che stanno facendo: avanzano proteggendosi a vicenda, tre per ogni moto abbattuta, senza mai abbassare i loro avanzatissimi Shocker. Due di loro vi fanno segno di fermarvi, e istantaneamente obbedite, sicuri che a un rifiuto seguirebbe una punizione che terminerebbe comunque la vostra corsa, ma in maniera assai più dolorosa.
Uno di loro ripone l’arma a tracolla e vi si avvicina, togliendosi la maschera. Vedi gli occhi azzurri e i capelli castani corti adornare un volto giovane, poco più di vent’anni, ma già coperto di cicatrici. Abbozza quello che immagini dovrebbe essere un sorriso.

– Buona giornata a voi. Non avete nulla da temere. Ora siete sotto la protezione dei Trauma Korps.

Trauma Korps. Quante volte i tuoi compagni hanno parlato di questi leggendari soldati, uomini perfetti e macchine per uccidere. Pensavi che fossero tutte favole ma… ora lo sai, ora li vedi. Esistono davvero. E se uomini come questi proteggono Rad City, capisci perchè tutti vogliono raggiungerla così disperatamente.
Il soldato non sembra dare troppa importanza alla tua reazione, concentrandosi invece sulle Iene cadute.
Gli altri Trauma, efficienti e rapidi, hanno provveduto a farli alzare, assicurarsi che fossero vivi e legarli, inginocchiati e con le braccia dietro la schiena. Un cenno del giovane, che intuisci debba essere una sorta di ufficiale, e gli altri si scostano.

– Iene. Sapete bene del patto fra voi e noi, e lo avete comunque infranto, minacciando l’incolumità di questa gente. Nessuno, ripeto, nessuno può lottare nel territorio di Rad City senza la nostra autorizzazione. Avete capito?

Tre di loro urlano di si.

– Molto bene. Vi scorteremo di nuovo nel vostro territorio, senza farvi male. Non abbiamo interesse a spargere sangue sano, e come sapete bene in un qualunque momento potrete tornare qui e richiedere la Cittadinanza. Tutto chiaro?

Di nuovo, tre urlano e strepitano il loro assenso e i loro ringraziamenti. Uno solo alza lo sguardo con l’odio negli occhi.

– Fanculo, schifosi! Pensate di essere chissà cosa, vero? Non siete meglio di noi! Uno di questi giorni gli Starosta si organizzeranno e spazzeranno via voi e quella merda di città!

A queste parole, i suoi compagni si prostrano a terra e chiedono scusa, ma se le parole hanno offeso i Trauma, questi non sembrano volerlo mostrare.

– Come dici tu. Ora, tornerete pacificamente o dobbiamo usare le maniere forti?
– Io non me ne vado, cane da guardia! Mi dovrai ammazzare, piuttosto!
– É quello che desideri, Iena?
– Puoi scommetterci le palle che…

Non conclude la frase. Il Trauma estrae da una fondina qualcosa di… leggendario. Il metallo della canna brilla lucido, e anche se non ne hai mai vista una dal vivo capisci all’istante di cosa si tratta. Un’Armavera. Quel tizio ha un’Armavera.

La Iena ribelle perde in un attimo tutta la sua baldanza. Due occhi spalancati su un volto cinereo fissano l’arma mentre gli insulti e le grida si mutano in uno sconnesso balbettio.

– Io… no, aspettate, volevo… stavo solo…

L’esplosione del proiettile, nel silenzio delle Vastità, è devastante. Il mondo rallenta mentre vedi il dito del soldato premere il grilletto, il bagliore guizzare come un fulmine e la testa del Bambino Iena esplodere, macchiando i suoi urlanti e terrorizzati compagni di sangue e cervello. Non hai mai, mai visto qualcuno morire così in fretta, e così… brutalmente. Ingoi la saliva e resti a fissare la scena paralizzato. Mai, nella tua pur violenta vita, ti sei mai sentito così impotente.

– Molto bene – riprende il Trauma riponendo l’Armavera in fondina – Sono sicuro che non ci saranno altri incidenti. Buon ritorno a casa.

Le Iene devono essere tirate su a forza e fatte rimontare sulle moto, prima che i Trauma taglino i loro lacci e li facciano ripartire. Risolto il problema, l’ufficiale torna a rivolgere a voi l’attenzione.

– Bene, signori. Di nuovo scusa per il trambusto. È un piacere per me darvi il benvenuto, ma ditemi… cosa vi porta a Rad City?

Una domanda apparentemente semplice, ma chi può dire cosa passa nella testa di questa macchina da guerra? Esiste una risposta giusta e una sbagliata? E tu, quale darai?

CAPITOLO TREDICI - BENVENUTI

Cittadino. Hai sentito così tante volte questa parola: da Dommie, da Bikini, dalla devota di Santa Curie,e poco fa dai Trauma. Cittadino.

– Voglio – ti correggi – Vogliamo entrare a Rad City. Vogliamo diventare Cittadini.

Il soldato ti sorride, un sorriso privo di qualunque gioia, solo un gesto automatico di cortesia.

– Ma certo. Come tutti. Avrete la vostra possibilità. Prego, vi scorteremo noi per l’ultimo pezzo. Vorremmo evitare altri incidenti. Ce la fate a proseguire?

Ti guardi intorno: Lance e Beth stanno bene, ma Brandy… no. Lo stress della fuga ha peggiorato le sue condizioni, e ora la Sposa boccheggia e delira. Guardi il Trauma, che ha già nuovamente indossato la sua maschera bianca.

– La nostra compagna… lei è…

Non sta ad ascoltarti. Si avvicina alla giovane mutante, le appoggia due dita sulla gola e conta. Quando si alza, ti guarda da dietro lenti senza emozioni.

– Sta male. Non ce la farà. Posso evitarle ulteriori sofferenze, se vuoi.

– NO! – è Beth a rispondere, mentre abbraccia forte il corpo della sua compagna. – Non ci provate! Lei ce la farà! Lei è forte! Non osate toccarla!

I Trauma, disturbati dalle grida della ragazza, si girano ad osservare l’ufficiale, che scuote semplicemente le spalle prima di indicare due dei suoi uomini.

– Tu. E tu. Procedura standard. Stabilizzatela e trasportatela.

Senza indugio i due si muovono verso Brandy, la rimuovono con cortesia e fermezza dall’abbraccio della Cercaterra e iniziano a trattarla: nelle loro mani veloci e sicure compaiono in un istante aghi e provette, estratti dalle loro innumerevoli tasche. Un’iniezione dopo, ecco che il suo respiro si stabilizza e il suo battito rallenta.

– Stabile – dice il primo.
– Barella – aggiunge il secondo, estraendo dallo zaino quello che sembrano essere un paio di aste di ferro.

Le srotola, formando una sorta di lettiga su cui adagia la ragazza. I due si mettono ai lati corti del tessuto e la sollevano, senza nessuno sforzo visibile.

– Bene – Continua l’Ufficiale – come da vostra richiesta, trasporteremo la vostra compagna. Voi potete seguirci con le moto. Il viaggio durerà circa 15 minuti, fermatevi quando lo facciamo noi.

Brandy viene caricata sul retro di una camionetta nera, anche lei marchiata col simbolo dei Korps. I due soldati che l’hanno stabilizzata salgono con lei, uno restando chinato a monitorarne la salute e l’altro alla mitragliatrice Shocker innestata sul tettuccio. Un terzo si mette alla guida, mentre l’ufficiale inforca una moto estremente più grande delle vostre, le cui ruote superano in larghezza il tuo torace.
Quello che segue è il viaggio più rilassato e al tempo stesso emozionante della tua vita: ti senti sicuro e protetto, come mai da quando tutto questo è iniziato. Eppure, il tuo cuore impazzisce al pensiero di cosa troverai: come è fatta questa Rad City? Cosa promette? Chi la gestisce? Questi Trauma Korps… perchè hanno Armivere? E cosa desiderano?
Tutte queste domande ti muoiono in gola quando finalmente VEDI. Il sole è ormai sorto e le ultime nebbie svaniscono dando posto a una decadente ma ancora in qualche modo intera costruzione: piccola per una città, grande per una fabbrica, un Avamposto in piena regola. E intorno ad esso… gente.

Tanta.
Tanta.
Gente.

Sul serio, non ne hai mai vista così tanta. Saranno migliaia. Decine di migliaia. L’odore e il rumore sono… devastanti. Ma anche in una bolgia così infernale, riesci chiaramente a distinguere i vari schieramenti che hai incontrato durante la tua odissea per giungere fin qui.

Avvolti da stracci sporchi e coi visi insozzati di sangue, il Serraglio urla e combatte. Hanno montato rozze gabbie di ferro e al suo interno uomini e donne seminudi e impolverati ci si azzuffano in battaglie spesso mortali. Riconosci il gruppo della Famiglia Jones e il tuo cuore accelera per la rabbia, ma sai bene che qui gli scontri sono vietati. Il che vuol dire che quello che i pazzi stanno facendo nella gabbia, lo fanno perchè VOGLIONO.

L’odore di kerosene e incenso sposta la tua attenzione sulla Chiesa dell’Autocombustione: da pulpiti sormontati di torce grassi preti celebrano messa inneggiando alla purezza, mentre folle di Ardenti gridano i loro incomprensibili salmi. Poco lontano da loro altri fedeli mostrano un aspetto ben diverso, adornati di seta e piume. Distingui chiaramente il pingue mercante che vi ha “aiutato” e ti appunti mentalmente di restituirgli presto ogni cortesia.

Silenziosi e quasi invisibili, i Misericordiosi hanno montato le loro tende in una posizione sopraelevata, creando un vero e proprio ospedale da campo per tutta la infinita baraccopoli. Una sterminata fila di malati e feriti si muove lentamente verso le strutture bianche, sorvegliata da infermieri armati: una precauzione che mostra chiaramente che i Trauma non sono gli unici a voler evitare problemi. Sai bene che dovrai portare Brandy da loro il prima possibile, prima che le cure temporanee cessino di avere effetto.

Lo spettacolo offerto dalla Rapsodia riunita è senza precedenti: la folla sotto i suoi palchi mobili è sterminata e include membri di qualunque altra Fazione, pronti a ballare e dimenticarsi per qualche istante di tutto. Fra i cantanti ti sembra di riconoscere la bella Bikini, a cavalcioni su un muscoloso chitarrista con lunghi capelli e un cilindro bianco. Sarà davvero lei o è solo il tuo desiderio di rivederla? In ogni caso, la loro musica travolgente copre ogni cosa, anche le urla del Serraglio, rendendo tutto ancora più surreale.

Gli Adepti dell’Iride, nelle loro vesti verde acqua, quasi sembrano sparire nella confusione e nel rumore. Inferiori di numero a tutti gli altri gruppi, li vedi seduti in posizioni complesse a meditare, o intenti nelle loro curiose mutilazioni rituali. Sai quanto per loro sia importante procurarsi dolore, ma non hai mai nemmeno visto nessuno dedito ai compagni quanto Saul. Quegli strani monaci hanno tutto il tuo rispetto, e presto racconterai loro le coraggiose gesta del loro compagno.

Separati da tutti gli altri, i Bambini Iena mantengono come sempre il loro portamento arrogante e superiore. Ne hai ammazzati parecchi dei loro, ma se qualcuno ti ha riconosciuto allora non lo da a vedere. Non parlano con nessuno che non porti il loro marchio, attendendo il loro turno in silenzio e dignità. Strani esseri. Forse, in altri casi, li avresti apprezzati molto di più. Forse ci sarà occasione.

Il gigantesco assembramento del Culto di Santa Curie è l’unico per dimensioni ad avvicinarsi al rave della Rapsodia, ma lo spettacolo che offrono è assai meno gradevole. Quasi tutti mutati e rovinati da radiazioni e insolazioni, mugolano e si aggirano fa le luride Pontifex che li benedicono con le loro labbra. Un circo macabro e allucinante, ma con una potenza primitiva che non riesci a descrivere bene.

I Cercaterra non hanno una zona interamente loro. Fedeli allo spirito nomade che li contraddistingue, ogni gruppo si è fatto il suo terreno, alcuni vicini, altri meno. Vedi chiaramente i simboli delle bestie da cui prendono il nome sugli spallacci o le armi, accompagnati dalle onnipresenti frecce. Alcuni stanno commerciando, ma ben lontani dal territorio dell’Autocombustione.

Fumo e rumore di motori provengono dalla parte dei Prebellici. Vedi inventori intenti a costruire aggeggi che non capisci e guerrieri indossare armature di metallo e copertoni, impugnando armi gigantesche e minacciose. La loro operosità è favolosa e gli occhi di Lance si illuminano, pregustando lo scambio di idee e componenti.

Le Spose sono per te una vera e propria visione: non hai mai visto così tante donne insieme, e anche se molte di loro portano segni di mutazione o vistose cicatrici non puoi fare a meno di essere rapito dalla loro primitiva bellezza. Il tuo primo istinto è consegnare loro Brandy, ma prima che tu possa farlo qualcosa… qualcuno… ti colpisce in pieno.
Per un attimo pensi a un assalto: una Iena, o un membro della Famiglia, non ha resistito e si è mosso per vendicarsi. Ma… no. Non è un’aggressione, ma un… abbraccio?

– Ce l’hai fatta, bastardo! Ce l’hai fatta!

Sollevato da terra, quasi soffocato, ti ritrovi fra le braccia di Galvax. Il Prebellico ha qualche cicatrice in più e indossa vestiti nuovi, ma il sorriso sincero è sempre lo stesso. Ridi e ricambi il saluto e l’abbraccio mentre ti cala giù.
Vi raccontate i vostri rispettivi viaggi da quando vi siete salutati: assieme all’Autocombustione il gigante ha evitato il territorio della Iena, spostandosi in forze e tranquillità fino all’incontro con altri Prebellici in viaggio: in un gruppo enorme e ben equipaggiato non hanno avuto problemi a raggiungere Rad City in sicurezza, virtualmente inattaccabili da briganti e maleintenzionati. Quando pensi alla fatica che hai fatto tu per arrivare qui, ti mordi le labbra e imprechi la Santa.
Ma è stato un grande viaggio, e hai incontrato persone fantastiche. Beth ti sorride, mentre assieme alle Spezzacatene accompagna Brandy alle tende dei Misericordiosi. Lance si è attaccato a Galvax come un francobollo, e i due si scambiano rispettivi complimenti per le invenzioni che portano addosso. Ce l’avete fatta, e ora.. già. Ora?
Finalmente te ne stai rendendo conto: le porte della città… sono chiuse. E non si sono mai aperte da quando siete qui. Esattamente… come si entra a Rad City?
Rivolgi la domanda al tuo amico ritrovato, che fa spallucce.

– Non sai nulla, eh? Non hai mai sentito parlare dei Sanguinamenti?

Scuoti la testa.

– Ah… beh, amico mio, mettiamola così. Tutti possono chiedere di entrare a Rad City, questo è vero. Il punto è… non tutti ce la fanno.

– Ci sono… prove? – chiedi in maniera più tranquilla possibile, anche se il tuo cervello inizia a correre lontano.

– Si, amico mio. Ci sono prove.

Stai per chiedere quali sono, ma non fai in tempo. Una sirena, del tutto simile a quella che hai sentito all’ingresso della città, sovrasta anche la musica della Rapsodia. Tutti volgete lo sguardo verso l’Avamposto, e lo vedete: da uno dei terrazzi, qualcuno vi osserva. Un uomo imponente, vestito in maniera sgargiante e circondato dai Trauma Korps. Uno di questi ultimi ha quello che sembra un altoparlante in mano.

– Benvenuti a Rad City. Anche oggi, stanno per iniziare i Sanguinamenti. Se li supererete, sarete considerati a tutti gli effetti Cittadini. Se fallirete, vi aspettano un ritorno a casa. O la morte. Così giurano i Trauma Korps. L’umanità resiste.

Molti membri di tutte le fazioni corrono verso le porte della città, da cui i soldati fuoriescono. Organizzano tutti i questuanti in gruppi, senza grande interesse per la loro età o salute. Deglutisci pensando a quando toccherà a te, a quale prova ti toccherà superare e se l’esperienza accumulata ti sarà sufficiente per sopravvivere.

Ma questa è un’altra storia, Cittadino. Una storia che creerai da te, nel nostro mondo di Ruggine e Polvere. Presto, le porte di Rad City si apriranno di nuovo: prepara il tuo Shocker. Controlla il tuo equipaggiamento. Ricorda le tue conoscenze e mormora una preghiera alla divinità che veneri, se ce n’è una.